Cronaca Piazza della Loggia

In centinaia fuori dalla Loggia per lo «stato di emergenza ambientale»

In contemporanea con il Consiglio Comunale la manifestazione organizzata dalla RAB sui temi ambientali della città di Brescia: "Siamo morti che camminano, siamo la terza città più inquinata d'Europa"

Di gente ce n’era, ieri pomeriggio, sotto la Loggia, mentre in Comune era di scena il comunal Consiglio fuori più di un centinaio di manifestanti, di nuovo in piazza per il presidio organizzato dalla RAB Rete Antinocività Bresciana, megafoni bonghi striscioni volantini, per “battere il ferro finché è caldo”, a meno di una settimana dal riecheggiante boato dell’inchiesta televisiva di PresaDiretta. “Siamo inquinati a morte, ora basta”, lo slogan più che indicativo, “siamo i morti che camminano di una città che più inquinata non si può”, quasi a richiamare il biglietto da visita del coordinamento bresciano dei comitati e delle associazioni ambientaliste, la manifestazione ‘Liberiamo aria, acqua e suolo’ del marzo di oltre un anno fa.

Nel sovrapporsi delle voci l’emergere di alcune certezze, “la bonifica dell’ambiente non deve essere all’ultimo posto nell’agenda degli amministratori”, e la richiesta “concreta e pressante” dell’istituzione di uno “stato di Emergenza Ambientale” con conseguente “moratoria di tutti i progetti in essere”, discariche e bitumifici, gassificatori e autostrade.


Dal megafono c’è poi chi urla che “Paroli è un cinico”, perché nel 2011 prometteva la riapertura della Caffaro “per favorire l’occupazione”, c’è chi invece con un eccesso di realismo ammette che il saldo delle presenze è negativo, “oggi ci sarebbe dovuta essere tutta la città”. Qualcun altro poi rispolvera un vecchio volantino, è del 2001 e parla pure di Monet, e già allora diceva di “una vera emergenza nazionale”, ma due lustri dopo “sono passati troppi anni, il problema si è esteso e i costi sono lievitati”.

In Loggia c’è anche un presidio permanente, che in molti in città fingono di non vedere. Quello dei lavoratori della MAC, 84 licenziamenti che anticipano di un solo decimo quello che potrebbe essere il protrarsi del piano industriale FIAT, e all’Iveco di Brescia già si contano i futuri esuberi, e potrebbero essere anche 800.


 

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