Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Licenziata! Le operaie OMSA anche in DVD: «Fuori dal lavoro non sei nessuno»

Licenziate con un fax, riassunte a singhiozzo. La lotta delle lavoratrici della Omsa di Faenza come simbolo della crisi di ristrutturazione che colpisce l'Italia. E il tessile in crisi che attanaglia il bresciano e il mantovano

Le abbiamo seguite, abbiamo tifato per loro, tutta l’Italia si è avvicinata alla loro vicende: 350 operaie Omsa a rischio licenziamento, nell’ambito della ristrutturazione della Golden Lady di Nerino Grassi, con sede a Castiglione delle Stiviere, che intanto “quando ha deciso di delocalizzare in Italia ha sfruttato la cassa integrazione, e in Serbia ha aumentato i dipendenti fino a 2000 unità, accrescendo di conseguenza anche al produzione”. Nel bresciano e nel mantovano si è parlato di quasi due migliaia di posti a rischio, come ci ha detto Valter Micheletti della CGIL, “stiamo assistendo a una rapida distruzione dell’intero settore”.

La primavera scorsa le combattive lavoratrici della Omsa hanno dato vita alle Brigate Teatrali, “contro la delocalizzazione e il licenziamento”, hanno simbolicamente occupato il centro storico di Mantova al grido di “Licenziata!”, un grido che poi è diventato il titolo di un omonimo DVD che sta ancora girando il Paese, proiettato a Nord e Sud, e pure alla Festa della Resistenza di Rovato, proprio la sera in cui in Franciacorta è arrivato anche Maurizio Landini.

Il documentario gira l’Italia, e continuerà a farlo. “Per mobilitare le coscienze, per far sapere a tutti che l’OMSA chiude non per motivi di crisi, ma per una scelta di proprietà – spiegano le operaie, e i nomi che scorrono, Anna, Antonella, Paola.. – Con il 15% di invenduto lui la crisi non l’ha neanche sentita, gli interessano solo i soldi, non gliene frega niente di chi ci ha messo 30 anni della sua vita”. Non c’è tutela, non c’è copertura, e allora.. Licenziata! Dalle calze ai divani, si è poi detto, e 120 donne assunte da un gruppo di Forlì.

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Ma resta lo smacco del licenziamento via fax, quando il calendario segnava Natale, e una crisi che alla Omsa si è ripetuta ciclicamente, “crisi regolari, piccole o grandi, fin dagli anni ‘60”. E ora? “Ora lottiamo, lottiamo perché abbiamo una visione reale delle cose, lottiamo per poter sopravvivere. Cerchiamo di far capire a tutti quei testoni che il problema riguarda anche loro, e riguarderà anche i loro figli”. I testoni sono tutti quelli che voltano la testa, quelli presi di mira dalle Brigate Teatrali, quelli che ripetono “che cazzo me ne frega delle operaie che sono a spasso”.

Speranza o meno, non sarà facile, né per loro né per gli altri: “Fuori dal lavoro non sei nessuno, non conti più nulla”. Ma la vera ricchezza del Paese è proprio la classe produttrice, la classe operaia: “Troppo comodo scappare dall’Italia senza lasciare garanzie. Troppo comodo esaltare il sistema capitalista e la concorrenza solo quando fa guadagnare i padroni”. Ma il capitale, si sa, “non ha riguardo per la vita dell’operaio”.

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