Politica Rovato / Piazza Giuseppe Garibaldi

Landini a Rovato: «Serve un nuovo modello di sviluppo. Presto lo sciopero generale»

Alla Festa Provinciale della Resistenza il lungo intervento del segretario generale della FIOM: sul palco, insieme a lui, anche Marco Fenaroli. "Dobbiamo cambiare questa situazione, dobbiamo costruire un nuovo modello sociale"

Perché siamo noi a dover fare i sacrifici, anche per loro? Una domanda ricorrente nei consigli di fabbrica, nel mondo operaio, una domanda a cui non è facile dare una sola risposta. La domanda che in tanti hanno posto anche a Maurizio Landini, numero uno della FIOM e ospite d’onore della serata inagurale della Festa Provinciale della Resistenza, organizzata dall’ANPI e in scena al Foro Boario di Rovato fino a domenica sera. Sul palco, insieme a lui, il presidente provinciale dell’associazione dei Partigiani, Marco Fenaroli, per una breve introduzione, un ricordo del suo passato sindacale, la sinergia con la FIOM, “il dovere di portare la conoscenza, e l’esperienza di un sindacato come questo, esperienza di cui abbiamo davvero bisogno”.

Poi nella sala gremita è one man show firmato Maurizio Landini: “Per anni ci hanno raccontato storie, ci hanno detto che l’impresa è il mercato sono valori indiscutibili. Ora invece il problema è serio, e in discussione ci hanno voluto mettere la democrazia, in Italia e in Europa, nelle fabbriche e nel lavoro. Un cittadino è tale anche quando va a lavorare, non dobbiamo sottovalutare quello che sta succedendo, quell’idea autoritaria di gestione dell’azienda di cui la FIAT è massima esponente. O accetti le mie condizioni o chiudo la fabbrica, questo ci ripetono. Hanno estromesso lo Statuto dei Lavoratori, hanno negato la libertà di scelta delle persone che lavorano”.

Eppure non sembra che il costo del lavoro operaio incida così tanto sui bilanci di un’azienda, a volte quello che un salariato chiede è un lavoro che non ammazza, una retribuzione equa, una vita dignitosa. “Chi produce la ricchezza di un Paese è sempre il lavoratore! Il sistema industriale italiano invece rischia di saltare, perdere la struttura industriale significa distruggere tutta la ricchezza prodotta, mettere in ginocchio l’intero sistema. Il processo europeo è ormai inarrestabile, ma un’Europa fondata sulla moneta, e non sul lavoro, non va davvero da nessuna parte. Quando ci dicono che non ci sono risorse ci raccontano delle sciocchezze: il fatto è che il potere finanziario è aumentato a dismisura, così come la concentrazione del potere privato, e la ridistribuzione della ricchezza, ma ai danni di chi lavora”.


E peggio ancora in Italia, dove esistono 46 diverse forme contrattuali di lavoro, e dove il sistema pensionistico (unico in Europa) è solo ed esclusivamente contributivo. Nel pomeriggio l’incontro con il ministro Fornero, assieme ad altri otto delegati sindacali, e una nuova conferma: “L’abissale distanza tra le discussioni e le scelte del Governo e della politica, rispetto a quelli che sono i problemi reali che si vivono tutti i giorni. Una politica lontana dagli interessi generali, della gente e del Paese, il filo della fiducia si è spezzato, la crisi di rappresentanza è chiara e oggettiva”.

“Da tempo chiediamo un nuovo modello di sviluppo, un nuovo piano industriale, l’estensione delle forme democratiche, nuovi valori e nuovi contenuti. L’unico soggetto in grado di unire giovani e anziani, lavoratori e precari, è ancora la CGIL, e potrebbe fare anche di più. Non dobbiamo più negarlo, dobbiamo riconoscere il ritardo clamoroso delle forze sindacali, e delle forze della sinistra in generale. Una sconfitta culturale, anche sul piano dei valori e dei principi, un problema di comportamento sia individuale che collettivo. Ma non abbiamo intenzione di fermarci, dobbiamo provare a cambiare questa situazione, a costruire un nuovo modello sociale”.

Rinnovamento e cambiamento, necessità e bisogno, responsabilità e partecipazioni. Messe tutte insieme sembrano un solo lungo slogan, e Landini richiama all’ordine, all’effettivo bisogno di “un recupero concreto delle esperienze”, ad “una lettura critica di quello che succede”. Questa volta con un respiro decisamente più ampio, e i riferimenti ai lavoratori di Cina, India e Brasile, quei due miliardi di salariati che prima o dopo la loro voce la alzeranno, e per davvero. Lunedì, intanto, il direttivo nazionale della CGIL: i tempi sono propizi, lo sciopero generale è alle porte.

Si ringraziano Ilaria Fieni e il Gruppo 26 Ottobre per le fotografie - Tutti i diritti riservati

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