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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca Cazzago San Martino

Assalto al caveau con kalashnikov e armi da guerra: 337 anni di carcere

Le richieste di condanna per i 33 imputati

Per l'assalto (sventato) al caveau della Mondialpol di Calcinato, che avrebbe fruttato un bottino di oltre 80 milioni di euro, la Procura di Brescia - nelle figure dei pm Erica Battaglia e Teodoro Catananti - ha chiesto condanne per un totale di 337 anni di carcere nei confronti dei 33 imputati (in media più di 10 anni a testa) finiti a processo: giovedì 4 maggio la requisitoria dei pubblici ministeri, il 19 luglio prossimo è attesa la sentenza di primo grado.

Le richieste di condanna

Le condanne più pesanti sono state chieste per Tommaso Morra (12 anni, 2 mesi e 20 giorni), considerato il "capo" dell'organizzazione criminosa che stava preparando l'assalto da un capannone di Cazzago San Martino, e per i suoi fedelissimi Giuliano Franzè (12 anni) e Giuseppe Iaculli (12 anni). Nel lungo elenco degli imputati ci sono anche due ex dipendenti della Mondialpol, che avrebbero "tradito" l'azienda e consegnato alla banda le informazioni necessarie per preparare l'assalto: per loro la Procura chiede 8 anni di carcere.

Più di 30 arresti in una notte

Il blitz delle forze dell'ordine, nel marzo di un anno fa, si concluse in una notte con oltre 30 arresti, con l'intervento in prima linea del Nocs della Polizia, il Nucleo operativo centrale di sicurezza, e di vari reparti dei Carabinieri. Come nei film d'azione, i banditi guidati da Morra avrebbero studiato per settimane, forse per mesi il deposito da svaligiare: anche intrufolandosi fingendosi clienti, oltre al coinvolgimento di almeno due ex dipendenti. 

Nella notte del blitz, in località Pedrocca a Cazzago San Martino - con il paese letteralmente blindato, armi in pugno e granate stordenti - ai rapinatori vennero sequestrati 4 kalashnikov, un fucile a pompa, una mitraglietta Uzi, una pistola, 21 molotov e chiodi a quattro punte che dovevano essere piazzati sulle strade per bloccare l'arrivo di volanti e pattuglie. Gran parte degli arrestati aveva già precedenti penali specifici: fosse andato a segno, sarebbe stato il colpo del secolo per la provincia di Brescia.

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