Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca Cazzago San Martino

Un arsenale militare per il colpo da 80 milioni di euro: schierati 300 uomini per l'arresto

Con il passare dei giorni emergono nuovi particolari sul maxi-colpo

Sarebbe stato il colpo del secolo, se non del millennio: di sicuro il più grande mai compiuto in provincia di Brescia. Puntavano a svuotare il caveau della Mondialpol di Calcinato: se ce l'avessero fatta sarebbero fuggiti con oltre 80 milioni di euro in contanti. Sono stati fermati (e arrestati) appena in tempo, in tutto 31 persone: questo grazie alle indagini di Carabinieri e Polizia di Stato, proseguite per almeno 5 mesi e concluse nel weekend (venerdì) con il blitz nelle varie “basi” dell'organizzazione criminale, in particolare a Cazzago San Martino – dove sono state arrestate 13 persone – ma anche a Gardone Valtrompia e Ospitaletto.

Sequestrato un arsenale da guerra

Insomma, erano pronti a colpire: tutto era pronto, solo poche ore prima erano arrivate anche le armi. Tutte sequestrate, un lungo elenco: gli inquirenti parlano di 4 kalashnikov, un fucile a pompa, una mitraglietta Uzi, una pistola, 21 molotov e chiodi a quattro punte che sarebbero stati piazzati sulle strade per bloccare l'arrivo di volanti e pattuglie. In queste ore è atteso l'interrogatorio di convalida. Nessuno di loro avrebbe parlato, anzi: a Cazzago San Martino, dove è andata in scena l'operazione più complessa, con il paese letteralmente blindato, l'intervento del Nocs della Polizia, il Nucleo operativo centrale di sicurezza, e il lancio di granate stordenti prima del blitz, gli arrestati avrebbero reagito strappando i decreti di perquisizione, come segno di sfida. Una nota di colore che non ha però cambiato il loro destino, con le manette ai polsi.

Con il passare delle ore emergono nuovi particolari. Come nei film d'azione, i banditi avrebbero studiato per settimane, forse mesi il deposito da svaligiare. Si sarebbero intrufolati fingendosi clienti, ma ci sarebbe anche il coinvolgimento di almeno due ex dipendenti: i banditi avrebbero filmato e inquadrato gli accessi, il caveau e altro utilizzando una microcamera nascosta in una penna. Una storia da romanzo di spionaggio, ma stavolta è tutto vero.

Gran parte dei rapinatori aveva già dei precedenti penali specifici. Alcuni di loro avrebbero infatti preso parte a un assalto milionario sia a Catanzaro che sull'autostrada A1, in territorio di Modena. La maggioranza di loro è originaria del Foggiano, ma anche dalla Calabria: connessi alla criminalità organizzata e pure alla 'ndrangheta. Nei mesi precedenti al tentato colpo avevano rubato una ventina di autovetture, furgoni e camion destinati ad essere dati alle fiamme allo scopo di isolare l'area di interesse e impedire l'intervento delle forze dell'ordine. Nella loro disponibilità anche una ruspa, che sarebbe servita per sfondare la parte blindata del caveau.

Le indagini proseguite per mesi

Come detto, tra gli arrestati figurano anche due guardie giurate “infedeli”, dipendenti dell'istituto di vigilanza Mondialpol, l'obiettivo della rapina: sono accusati di aver svolto il ruolo di “basisti”. Gli investigatori monitoravano i movimenti dei 31 arrestati dallo scorso ottobre: per mesi hanno lavorato all'operazione le Squadre mobili della Polizia di Stato di Brescia, Foggia, Milano, Venezia, Padova, Monza, Bergamo, Reggio Emilia, Verona, Piacenza, Parma e Cremona, oltre ai comandi dei Carabinieri tra cui il provinciale di Brescia. Così facendo è stato possibile seguire tutte le fasi della pianificazione del colpo, tra cui i sopralluoghi e i viaggi dalla Puglia (dalla zona di Cerignola) dei vari componenti del gruppo criminale.

La cura maniacale dei dettagli

Per gli inquirenti, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia e dalla Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, i rapinatori si stavano organizzando con “cura maniacale”, soprattutto degli aspetti logistici, tra cui il procacciamento degli alloggi per i “sodali” in trasferta in strutture ricettive che omettevano la comunicazione dei dati dei clienti, per evitare i consueti controlli della Questura. Il blitz di venerdì sera si è concluso su tre obiettivi distinti – Cazzago, Gardone e Ospitaletto – con un dispiegamento di forze (quasi) mai visto, con 300 uomini in campo, corpi e mezzi speciali. 

Gli arrestati sono ora accusati di associazione per delinquere finalizzata alla rapina, tentata rapina pluriaggravata, detenzione di armi da guerra, ricettazione: il tutto con l'aggravante del metodo mafioso. 

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