Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca San Polo

Omicidio in discoteca: il dolore di 5 figli rimasti orfani di padre

Alla torre Cimabue di San Polo in tanti piangono Roberto Ljatifi, il giovane di soli 30 anni rimasto ucciso a coltellate al Copacabana di Roncadelle. Lascia una moglie e cinque figli: giovedì pomeriggio i funerali

L'ingresso della Torre Cimabue

C’è chi quando passa in quei ballatoi, quelli che dalle torri portano alle loro ‘succursali’, per qualche attimo è convinto di essere teletrasportato a Milano. I grattacieli di San Polo, quasi un simbolo per Brescia. La Tintoretto ormai abbandonata, la Tiziano e la Cimabue: proprio quella in cui abitava Roberto Ljatifi, il giovane zingaro di 30 anni rimasto ucciso a coltellate in discoteca, al Copacabana di Roncadelle.

Tutto sarebbe nato per una futile lite, per la scelta di una canzone. La vittima avrebbe richiesto con troppa insistenza la ‘sua’ canzone, prima di essere improvvisamente aggredito, e accoltellato. L’aggressore avrebbe poi colpito anche il buttafuori del locale, prima di darsela a gambe a bordo della sua auto. Il numero di targa sarebbe stato recuperato, in parte: indagano i Carabinieri, è una vera caccia all’uomo.

Si piange per Roberto, negli spazi stretti della torre Cimabue di San Polo. Lui che era sposato, e papà di cinque figli piccoli. In quella casa ad un piano indefinito, dove quando non funziona l’ascensore la scarpinata la devi fare per davvero. Sono arrivati i parenti, per stringersi alla famiglia, per salutarlo l’ultima volta.

La salma è stata ricomposta e trasportata all’obitorio, dopo l’autopsia. Giovedì pomeriggio i funerali, nella chiesa che sta proprio a 50 metri dalla torre. Il corteo funebre partirà dai piedi della Cimabue, tra lacrime e rimpianti, ricordi indelebili e dolore profondo.

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