Bufera in regione: chiesto l'arresto di Ponzoni, fedelissimo di Formigoni

Dopo l'arresto di Nicoli Cristiani, un'altra bufera si abbatte sulla giunta di centro-destra. Il gip Correra ha ordinato l'arresto di Massimo Ponzoni, consigliere regionale ed ex assessore

Da un'indagine su un fallimento alla scoperta di presunte mazzette, appoggi politici e altre regalie e 'favori' in cambio di provvedimenti amministrativi ad hoc. E poi denaro 'dirottato' per sistemare società sull'orlo del crac, per finanziare campagne elettorali o ancora per concedere permessi comunali in cambio della ristrutturazione gratuita di una villa in Francia.

Sono contestati i reati di appropriazione indebita, corruzione, concussione, peculato, bancarotta fraudolenta, violazione della legge per il finanziamento ai partiti e rivelazione del segreto di ufficio nell'inchiesta della Procura di Monza che ha portato il gip Maria Rosaria Correra a ordinare l'arresto di Massimo Ponzoni, il consigliere regionale ed ex assessore della Regione Lombardia, che si è costituito nel primo pomeriggio, di Antonino Brambilla, vice presidente e assessore della Provincia di Monza e Brianza, di Rosario Perri assessore sempre della provincia di Monza e Brianza nonché dirigente del settore tecnico del comune di Desio e Franco Riva ex sindaco e assessore all'urbanistica del comune di Giussano. Questi ultimi due sono ai domiciliari.

Massimo Ponzoni si costituisce. Trasferito nel carcere di Monza

Oltre a Brambilla, in carcere è finito anche l'imprenditore Filippo Duzioni il quale, secondo l'accusa, per ottenere l' edificabilità di aree agricole avrebbe chiesto a Ponzoni di "corrompere" pubblici ufficiali "garantendogli in cambio sia appoggi politici in relazione alle ultime consultazioni regionali (vantando Duzioni a sua volta importanti contatti nel Pdl)", ma anche denaro. Soldi destinati a rimpinguare le casse di alcune società, tra cui Il Pellicano, che è riferibile allo stesso Ponzoni, in pessime condizioni finanziarie.

E ancora 25 mila euro versati ad un'altra società per "retribuire (attraverso contratti di consulenza fittizi) giornalisti affinché scrivessero articoli a favore di Ponzoni". Ponzoni inoltre è al centro di una lettera del 4 marzo 2009 sequestrata dalla Gdf nel corso dell'inchiesta, nella quale l'allora socio e suo uomo di fiducia Sergio Pennati, indagato assieme a più di venti persone, "indicava una serie di malefatte" del politico (e in passato coordinatore del Pdl locale) anche inerenti alla sua vita privata.

"Siccome io sono da circa 5 anni suo socio in varie iniziative - metteva nero su bianco il ragioniere nella missiva ora riportata nell'ordinanza - nonché fiduciario personale, sono a conoscenza, se non di tutto, ma quasi, di quello che lui ha messo in atto, prima di essere eletto e successivamente per mantenere un tenore di vita molto al di sopra delle sue possibilità". Dopo di che Pennati citava alcune delle supposte "malefatte", "senza la pretesa di elencarle tutte perché sarebbe impossibile".

Scriveva di voti comprati, il ragioniere: "Partiamo dalla campagna elettorale, la spesa totale è stata di circa 1.600.000 euro". Denaro, continuava, "arrivato in minima parte da qualche sovvenzione, per il resto sono state utilizzate varie società che hanno pagato fortune di prestazioni o forniture o prelevate ingenti somme in contanti per comprare voti e pagare ristoranti" fino a sfiorare cifre di 15/20 mila euro al giorno.

E ancora di una società, la Immobiliare Mais (dichiarata fallita dal Tribunale di Monza nel 2010 e 'svuotata') che, a dire di Pennati, "ha pagato varie volte noleggi di barche e vacanze esotiche allo stesso Ponzoni ed al suo capo Formigoni". Pennati ricordava di una villa a Beaulieu, vicino a Montecarlo che Ponzoni possiederebbe tramite una società francese: "Vi è un mutuo sopra ma chiediamoci come l'ha ristrutturata e ha pagato il resto".

L'imprenditore Sergio Pennati: «Pagai le vacanze a Formigoni»

Spunto, tra gli altri, di un'inchiesta che da un fallimento si è allargata ad altri episodi di tutt'altra natura e che oggi ha portato ai cinque arresti e il giudice, nel suo provvedimento a mettere in luce "un radicato e diffuso sistema di illegalità che presenta, come dato comune, l'asservimento della funzione pubblica all' interesse privato". E anche a sottolineare come in "questo contesto affaristico, risulta la accertata ingerenza di esponenti del crimine organizzato" con riferimento ai voti della 'ndrangheta che sarebbero stati convogliati su Ponzoni nelle elezioni del 2005.

Crac Pellicano, gip: "Ponzoni fu eletto con voti della 'Ndrangheta"

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