Leno: “Gli ha tagliato le vene, ma non voleva uccidere”

Ribaltone giudiziario nella vicenda che coinvolge Maria Lina Primus, l'infermiera accusata di tentato omicidio nei confronti del figlio Daniele Zuanelli: non avrebbe agito per uccidere

Non avrebbe agito con l’intenzione di uccidere. Decade dunque l’accusa ‘originaria’ di tentato omicidio per Maria Lina Primus, l’infermiera di Borgosatollo di 55 anni trovata in gravissime condizioni – e in una pozza di sangue – a bordo della sua Skoda station wagon parcheggiata in una strada privata di Leno. Con lei anche il figlio Daniele Zuanelli, di 33 anni, imbottito di sedativi e con le vene dei polsi tagliate.

Ma quei tagli non avrebbero mai potuto uccidere Daniele. Lo ha decretato il giudice delle indagini preliminari, dopo aver ascoltato ancora una volta la madre accusata di tentato omicidio. Quell’accusa è decaduta, ora la donna è imputata per lesioni aggravate.

Nonostante tutte quelle lettere, tutti quei fogli anche sparsi in cui già chiedeva scusa per quello che avrebbe fatto al figlio. Ma potrebbe essersi trattato di un gesto dimostrativo: i tagli poco profondi, la dose ‘misurata’ e non letale di psicofarmaci, il fatto di aver deciso di parcheggiare l’auto in mezzo alle case, in pieno giorno, a poca distanza da una scuola.

Elementi che avrebbero ‘ammorbidito’ la posizione della donna, attualmente ricoverata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Civile. Non potrà più avvicinarsi al figlio, anche lui in ospedale, ma a Manerbio.

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