Cronaca

Tracce di feci nel Garda e nei laghi del Nord Italia

Sotto accusa i depuratori degli scarichi fognari

La punta nord del Lago di Garda

Laghi del Nord inquinati da batteri fecali. Vuol dire, cioè, che l'acqua è contaminata dagli scarichi delle fogne non depurati. Questo è emerso dall'analisi dei campioni d'acqua prelevati dalla 'Goletta dei Laghi' di Legambiente.

Maglia nera per inquinamento al lago di Como dove su 16 punti in cui sono stati prelevati campioni di acqua 12 sono risultati critici, 9 dei quali 'fortemente inquinati' e 3 'inquinati'.

Segue il lago di Garda dove sono stati analizzati 20 punti e 11 sono risultati critici: 7 'fortemente inquinati' e 4 'inquinati'. Fuori legge, quindi, in un caso su due, i valori batteriologici dei campioni e così "foci dei corsi d'acqua, torrenti e fossi sono ancora una volta sul banco degli imputati", afferma l'associazione ambientalista.

Tra i laghi del nord - spiega Legambiente - sono stati sette i bacini monitorati dai tecnici tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige: Garda (Verona, Brescia, Trento), Iseo (Bergamo, Brescia), Como (Como, Lecco), Lugano (Varese), Maggiore (Varese, Novara, Verbania), Varese (Varese) e Viverone (Torino). Un totale di 73 punti monitorati, di cui "ben 44 sono risultati inquinati o fortemente inquinati".

"I risultati delle analisi - spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - mettono in luce anche quest'anno un sistema depurativo carente, che nel nostro Paese coinvolge ancora un quarto della popolazione e che rischia, oltre che gravi ripercussioni ambientali, di farci pagare pesanti sanzioni per le procedure d'infrazione dovute al mancato rispetto delle direttive europee". Oggi, solo il 37% delle acque dei laghi in Italia ha raggiunto "il buono stato ecologico previsto dalla direttiva 2000/60 per il 2015".

Manca "una pianificazione e una gestione congiunta di tutti i soggetti territoriali coinvolti, dalle amministrazioni lacuali a quelle dell'entroterra, dagli enti tecnici ai privati" osserva il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza che rivolge un appello "alle istituzioni competenti affinché considerino i bacini lacustri prioritari nella stesura delle nuove politiche di gestione delle risorse idriche e dei territori rivieraschi.

Un'azione fondamentale in previsione dello stanziamento dei nuovi fondi strutturali per il periodo 2014-2020, con particolare attenzione alle aree interne, che potrebbero trasformarsi da aree periferiche a laboratori strategici di sviluppo sostenibile".

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