Incidenti stradali

La provincia piange i suoi morti: «Non è il bianco dell’innocenza»

Domani pomeriggio i funerali di Massimo, morto assieme ad altri tre colleghi di lavoro sulla tangenziale di Crema. Disposta l'autopsia sul 20enne alla guida, mentre la CGIL parla di "sgomento per le loro vite perdute"

Il tragico ripetersi degli infortuni mortali sul lavoro, anche in itinere, che ha sconvolto questa volta la Provincia bresciana con quella morte assurda, nel tardo pomeriggio di mercoledì sulla tangenziale di Crema. Stavano tornando a casa dopo una durissima giornata sui cantieri, Massimo e Kamer, Besim e Rilind, il rumore dello schianto di quel camion riecheggia ancora nei cuori e nelle menti.

A Rovato, dove domani si svolgeranno i funerali di Massimo (gli altri tre attendono le disposizioni della Procura), a Orzinuovi e Roccafranca, i paesi che piangono una strage che forse si poteva evitare. Non è la prima volta infatti, soprattutto in piena estate, le lunghe trasferte dopo altrettanto lunghe giornate sui tetti, il caldo e la stanchezza.

Oggi intanto sarà effettuata l’autopsia sul più giovane dei quattro, il 20enne Rilind che stava alla guida. Forse un malore, forse un colpo di sonno: sta di fatto che dall’inizio dell’anno a Brescia le vittime sono già 21.

La dinamica dell’incidente è ancora in via di accertamento, fanno sapere dalle Camere del Lavoro di Brescia e di Cremona, con un comunicato congiunto, “ma resta lo sgomento per le loro vite, andate perdute su quella strada, per quella disponibilità che in tempi in cui prevale la preoccupazione di perdere il lavoro e di mantenerlo anche in presenza di pesanti costrizioni, sembra essere mai sufficiente”. A questo, concludono, “fanno pensare i tanti chilometri che stavano percorrendo dal cantiere di Milano, sulla via del ritorno dal lavoro”.

“Chiamatele pure morti bianche – ha scritto invece Carlo Soricelli dell’Osservatorio Indipendente sui Morti per Infortuni sul Lavoro – ma non è il bianco dell’innocenza, non è il bianco della purezza. E’ un bianco che copre le nostre coscienze, è il corpo martoriato di un lavoratore”.

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