Nel silenzio della notte, un colpo di pistola nell'auto di servizio: così è morto Gian Marco

Era in servizio da almeno 20 anni: classe 1976, nato e cresciuto a Casale Monferrato, fedele alla divisa fino all'ultimo. La triste storia di Gian Marco Lorito

Gian Marco Lorito e l'auto di servizio finita al centro della polemiche su Facebook

Nel silenzio della notte nessuno ha sentito il rumore sordo di un colpo di pistola: quello con cui si è tolto la vita, con l'arma d'ordinanza, il 43enne Gian Marco Lorito, l'agente della Polizia Locale di Palazzolo sull'Oglio che martedì mattina ancora prima dell'alba è stato trovato morto nell'auto di servizio, parcheggiata a pochi passi dal comando e dal municipio. 

Il primo a trovarlo è stato il suo comandante, Claudio Modina, che era stato appena contattato dai carabinieri, a sua volta allertati dalla compagna di Lorito, che si era preoccupata non vedendolo tornare a casa nel corso della notte. Non ci sono dubbi, su com'è andata: Lorito si è ucciso sparandosi un colpo, con la pistola d'ordinanza.

La gogna sui social network

Solo pochi giorni fa era stato vittima di una vera gogna sui social, preso di mira da odiatori vari, leoni da tastiera, analfabeti funzionali e chissà cos'altro che l'avevano tempestato di insulti, anche ingiuriosi, perché beccato a parcheggiare l'auto in uno stallo per disabili, a Bergamo. L'agente si era subito scusato, auto-multandosi di 100 euro.

Il caso era nato a seguito della pubblicazione, su Facebook, di una fotografia che avrebbe beccato in fallo l'agente Lorito. “Come parcheggiano bene nel posto riservato ai disabili – si legge sulla pagina dell'Anmic Bergamo, l'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili – La macchina è rimasta parcheggiata per ore. Che ci faceva la macchina di servizio dei vigili di Palazzolo sull'Oglio in Via Caniana? Ci dicono che forse erano ad un corso in università”. E' bene ricordare che l'associazione non c'entra nulla con la "gogna", ma si limita da sempre a segnalare le scorrettezze a danno di disabili nella vita di città.

Le scuse pubbliche di Lorito

A un paio di giorni dall'accaduto, Lorito si era scusato pubblicamente inviando una lettera proprio all'Anmic: “Non ho parole per esprimere il mio rammarico per aver parcheggiato il veicolo di servizio nello spazio riservato ai disabili. Voglio precisare che non era mia intenzione, ma purtroppo mi sono confuso con la segnaletica, anche se questo non mi giustifica. A seguito di quanto successo, voglia accettare un contributo di 100 euro per l'associazione. Si prega di considerare le scuse e di continuare a credere nelle istituzioni e nel nostro lavoro”.

Una carriera per la divisa

La comunità di Palazzolo è ovviamente sotto shock per quanto accaduto. Classe 1976, Lorito era nato e cresciuto a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Era figlio di un carabiniere, e negli anni aveva tenuto alto l'onore della divisa, anche indossando le vesti di agente di Polizia Locale. Aveva lavorato per 13 anni per il comando della Locale di Erbusco, da circa 7 era in forze a Palazzolo. Nella sua carriera si ricordano arresti, inseguimenti, pure un encomio per aver prevenuto una rapina. Fedele alla divisa, fino all'ultimo giorno. Finché ha potuto.

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Le parole del sindaco Zanni

“Sento quanto avvenuto come uno dei più grandi fallimenti umani e professionali – scrive il sindaco di Palazzolo, Gabriele Zanni – Non aver capito o interpretato segnali, ammesso che ce ne siano stati, e non essere riuscito a intervenire con un supporto lascia tanta disperazione e amarezza. Purtroppo le motivazioni di un gesto tanto drammatico ormai le può conoscere solo Gian Marco, e per rispetto è inutile o insensato fare congetture. Rimane il ricordo per un uomo di valore, che ha sempre cercato di onorare la divisa che indossava”.

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