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Terremoti: a Brescia (e all’Italia) «mancano le risorse per difendersi»

Al Museo Civico di Scienze Naturali si è discusso dei terremoti di ieri e dei terremoti di domani: il Belpaese rimane un'area sismica ma "meglio evitare gli allarmismi, il problema sono le risorse e gli investimenti"

Spiegare la dinamica dei terremoti con un secchiello, un po’ di sabbia bagnata e un sasso: se pressiamo la data sabbia e proviamo a spingerci dentro il sasso, anche con tutte le nostre forze, questo non scenderà mai. Ma se cominciamo a dare dei colpi ripetuti alla base del secchiello che contiene la sabbia, insomma facciamo ‘vibrare’ le sue ‘zolle’, il sasso scenderà giù fino in fondo, e senza nessuna fatica. Si può partire da questo per cercare di comprendere se la convivenza tra l’uomo e gli imprevedibili eventi sismici sia solo un’utopia, o se invece la scienza del moderno abbia davvero raggiunto fasti un tempo inimmaginabili.

Il geologo Salvo Bordonaro, catanese di nascita ma comasco d’adozione, ha provato ad addentrarsi nel profondo tema, nel corso della serata organizzata dal Centro Filippo Buonarroti in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali di Brescia e che proprio il civico museo (vittima anch’esso, purtroppo, della famigerata spending review in chiave locale) ha ospitato lo scorso martedì: era un gran giorno elettorale, la piazza bresciana offriva addirittura due comizi con altrettanti ‘big’ della politica all’italiana, nonostante tutto la sala si è riempita, forse la cultura e la scienza in città qualche alleato ce l’hanno ancora.

Obbligatorio il riferimento ai terremoti storici sul bresciano, riservato a Michele Piantoni del Centro Buonarroti, dal primo che la storia ricorda del 27 marzo 1065 (numerose vittime anche se i dati non sono precisi) fino al più recente che nel 2004 coinvolse il lago di Garda, quasi una replica di quello che vide proprio in Salò il suo epicentro, poco più di un secolo prima, nel 1901. Obbligatorio allora anche parlare della sismicità attuale dell’area di Brescia e dintorni, in riferimento a quel convegno dello scorso novembre in cui un altro geologo, Carlo Cossali, non aveva esitato nel definire la città “un’area ad alto rischio sismico”, vagliando perfino l’ipotesi che il colosso Metrobus, inaugurato di lì a poco, non avesse rispettato in pieno le norme antisismiche.

“Il problema è questo – ci spiega il professor Bordonaro – Il pericolo non sta nel terremoto in sé ma in quello che incontra. Ovvero, quando l’onda sismica incontra ciò che è stato costruito dall’uomo tende ad amplificarsi. Detto questo eviterei di fare dell’inutile allarmismo, le mappe di classificazione che abbiamo sono coerenti con la sismicità storica, e solo moltiplicando i coefficienti di rischio potremmo cominciare a preoccuparci. Ma lo scienziato non deve seguire la logica del panico, che i criteri non li rispetta ma li soffoca. In riferimento alla Metro, io sono convinto che quando l’uomo costruisce un vantaggio per sé sia un bene: se ci fosse l’Alta Velocità fino a Catania andrei a trovare mia madre molto più spesso! Ma se poi invece del cemento ci mettono la sabbia, o che ci sia della speculazione, questo è tutto un altro discorso”.

Un fatto però resta, continua Bordonaro, “noi ci troviamo in una delle aree più sismiche del mondo”, lungo quella linea continua, l’anello sismico che dalla Patagonia arriva all’Alaska, viaggia fino alla Russia, al Giappone e al margine asiatico, abbraccia l’Himalaya e segue il Medio Oriente fino al Mediterraneo, la Grecia, i Balcani, l’Italia. E come se non bastasse, a sovrapporre la carta sismica del pianeta con le aree più densamente popolate si scopre che le due combaciano, “una corrispondenza eccezionale tra le aree sismiche e le regioni a più forte popolamento”.

Una convivenza difficile perché sta all’uomo “prevedere l’imprevedibile”, ci sono strumenti come il calcolo della pericolosità sismica, “la probabilità che un certo valore di scuotimento del suolo si verifichi in un dato intervallo di tempo”, o i sistemi di allerta precoce, che per i terremoti si misurano in secondi e in decine di secondi ma per gli tsunami invece in minuti e ore, “possiamo perdonare gli errori vecchi di secoli, quando la scienza non era quella di oggi, non possiamo perdonare gli errori degli anni più recenti”.

E in questo anche la piccola strage dei capannoni emiliani dello sciame sismico dell’anno passato, “in Italia bisogna adeguare norme e investire risorse, non dimentichiamoci che oltre l’80% del patrimonio edilizio ha più di 50 anni, ed è fuori da ogni norma antisismica. Bisogna preparare la popolazione, più alta è la disinformazione e più aumentano i rischi”. Ma nei tempi del rigore tutto è dato e niente è dato, e non è più strano sentirsi dire che “oltre il 70% dei contratti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono dei contratti precari”.

“La salvezza del mondo e dell’uomo – conclude Bordonaro – la si può immaginare solo in una logica senza vincoli di spesa, che non sia legata alla convenienza o ai calcoli che si fanno sulla pelle della gente. In opposizione a questa barbarie la potremmo chiamare la logica umana, che al centro dei suoi interessi abbia la specie umana”. E non l’economia, e non il mercato, e non il profitto.

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