Omicidio di Francesca, fiori e candele per ricordarla: "Abbiamo fallito come comunità"

Centinaia di persone hanno gremito piazza Vittorio Emanuele II a Bedizzole per ricordare Francesca Fantoni, ma anche per chiedere giustizia. Presente alla cerimonia anche la sorella Elisa.

Il sindaco di Bedizzole e la sorella della vittima durante la cerimonia © Bresciatoday.it

Fiori, lacrime e centinaia di candele strette tra le mani e poi posata uno accanto all’altra sulla panchina rossa di piazza Vittorio Emanuele II, emblema della lotta alla violenza sulle donne. Un mosaico del dolore, fatto di parole commosse, pianti, ma anche di abbracci. Praticamente tutta la comunità di Bedizzole si è riunita giovedì sera all’ombra della chiesa e del municipio per ricordare Francesca Fantoni, la 39enne brutalmente uccisa sabato sera e trovata morta lunedì nel parco dei Bersaglieri. 

Un abbraccio collettivo alla famiglia della 39enne, trucidata probabilmente a mani nude dal 32enne  Andrea Pavarini, che ha poi confessato l’omicidio. Alla cerimonia ha preso parte solo la sorella della vittima: accompagnata dall’avvocato Alberto Scapaticci, ha ascoltato le tante testimonianze dei compaesani, commuovendosi più volte. E i singhiozzi hanno accompagnato anche l’intervento del primo cittadino Giovanni Cottini:

"Sono stati giorni difficili per tutti noi: la nostra comunità è stata profondamente ferita e siamo provati. Ci siamo riuniti per ricordare Francesca, e abbracciare la sua famiglia, ma anche per chiedere a gran voce che sia fatta giustizia: un atto così barbaro non ha scusanti."

In piazza per Francesca: tutte le foto

Una ragazza amata e conosciuta da tutti, anche dal sindaco: "Avevo un rapporto speciale con lei, ogni volta che la incontravo mi abbracciava calorosamente e faceva risplendere le mie giornate - ricorda il primo cittadino, con la voce rotta dal pianto - . Il mio impegno è quello di non dimenticarti e di continuare a lottare perché non avvengano più questi fatti."

Parole sincere, cariche di emozione, ma anche di umiltà: "Ti chiediamo scusa: abbiamo fallito come comunità e società: dovevamo proteggerti e fare in modo che questo non accadesse."

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Le voci e i ricordi si sono susseguiti per circa un’ora: una ragazza solare e generosa, che parlava e scherzava con tutti. Questo il comune denominatore delle testimonianze delle amiche di 'Kekka', come di una delle sue maestre delle scuole elementari. Un'occasione per dirle addio prima della cerimonia funebre, la cui data non è ancora stata fissata.

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