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A Rezzato nuovo impianto di smaltimento e recupero rifiuti

Sul sito della Regione Lombardia è già disponibile una sintesi non tecnica sul progetto di prossima realizzazione in area adiacente a San Giacomo, Buffalora e periferia di Castenedolo. L'impianto produrrà energia

Dopo un’approfondita analisi delle diverse opzioni e delle varie alternative la ditta Castella srl ha presentato e reso pubblico (è già disponibile sul sito ufficiale del Sistema Informativo per la Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lombardia) una nuova proposta progettuale per la realizzazione di un impianto integrato per operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, con annesso impianto di smaltimento per sottocategorie A e C a cui va aggiunto un impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile. L’area interessata è sempre quella corrispondente all’ATEg25, ma leggermente più spostata verso sud, distanziata di almeno un chilometro da tutti i principali centri abitati: i quartieri se si può dire più vicini sarebbero quelli di San Giacomo (Rezzato), Buffalora (Brescia) e Preferita (Castenedolo), con distanze comprese tra il chilometro e il chilometro e ottocento metri.

A detta di Castella srl si tratta di una vera e propria operazione di ripristino, che prevede tra l’altro “una morfologia che bene si inserisca nello skyline”, un’estesa area verde “con funzione di parco pubblico” oltre ad un “recupero funzionale del sito quale futuro parco tematico ricreativo funzionale”. Quello che interessa veramente capire però, almeno a grandi linee, l’effettivo funzionamento dell’impianto quando sarà a pieno regime, e nella proposta progettuale (un malloppo di oltre un centinaio di pagine) vi è un esaustivo riepilogo: ovviamente si tratta di una sintesi non tecnica. Dalle tipologie di rifiuti trattati (rifiuti prodotti dall’agricoltura, dal legno, dai processi chimici organici..) alla tipologia di quelli smaltiti (che bene o male si equivalgono) “i quantitativi di rifiuti che si prevedono di smaltire nell’impianto sono pari a 1milione e 890mila metri cubi, corrispondenti ad una potenzialità giornaliera di 945 metri cubi considerando 250 giorni lavorativi annuali”.

Tutto sommato “su base giornaliera avremo un quantitativo di circa 1140 tonnellate, distribuite in 46 transiti di automezzi in entrata e di 46 in uscita”. A tale impianto (trattamento e smaltimento) il correlato impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile, una rete di raccolta del biogas suddivisa in dieci stazioni, tre motori di cogenerazione e una torcia. E l’impatto ambientale e territoriale? Anche qui prevale l’ottimismo: secondo la stima fornita da Castella srl “l’incremento delle concentrazioni delle polveri potenzialmente inquinanti è riscontrabile sensibilmente solo in prossimità delle cascine Goz e San Benedetto (quelle praticamente confinanti, ndr)”.

Anche per gli altri termini di interesse la valutazione sembra positiva. Sia per il traffico, che dovrebbe incidere “in percentuale molto bassa sulle arterie a scorrimento veloce”, che sull’impatto su ambiente idrico e sottosuolo, sia per il tema sempre caldo della salute pubblica che per la vegetazione, la flora e la fauna che ‘abitano’ le aree interessate. Nel prospetto progettuale si prevede addirittura un miglioramento del paesaggio e della tenuta ambientale non appena l’impianto verrà dismesso e l’area riqualificata.

“Considerando che le attività in essere saranno limitate nel tempo e che saranno successivamente dismesse, bonificate e ripristinate, si può ritenere che l’impatto complessivo prodotto sulla componente ambientale sarà parzialmente negativo durante gli anni di attività dell’impianto, mentre assolutamente positivo nella fase di post gestione”.

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