Cronaca

Gino, il bresciano più longevo: “Curiosità e fare spesso l’amore, questo il mio segreto”

Classe 1912, lo scorso 27 maggio ha spento 104 candeline. Il suo elisir di lunga vita? "Fare l'amore e lavorare molto"

© Bresciatoday.it

BRESCIA. Sulla sua ultima torta di compleanno c'erano ben 104 candeline e spegnerle tutte “è stata una fatica”, racconta Virginio Moreni, l'uomo più anziano di Brescia. Lo scorso 27 maggio, la casa di riposo AriciSega (dove 'Gino' risiede da tre anni) gli ha organizzato un'indimenticabile festa di compleanno.

L'età ha scalfito l'udito ma non la sua memoria e di quella giornata si ricorda e racconta ogni particolare: dall'arrivo in centro a bordo di un trenino, al pranzo in piazza Duomo, persino del "pirlo" che ha sorseggiato in compagnia dei suoi amici sui Ronchi. 

“Mi è scesa anche qualche lacrima – racconta –. Brescia  è meravigliosa, io ne sono stato sempre innamorato: è il posto più bello che abbia mai visto”.

Di città e continenti Gino ne ha visitati parecchi: per molti anni ha vissuto in Africa, ad Addis Abeba, dove  faceva l'autotrasportatore e ha conosciuto il suo primo amore: “Però sono stato furbo, non mi sono sposato. Poi è arrivata la guerra e gli inglesi mi hanno fatto prigioniero, ma anche in quell'occasione sono stato scaltro, gli ho spiegato che ero un elettricista, uno di quelli buoni, e mi hanno dato un incarico fuori dal campo: così mi sono salvato la pelle e sono tornato libero.”

Gino è un uomo di altri tempi solo dal punto di vista dei modi: “Sono sempre stato di larghe vedute, fosse stato per me non mi sarei mai sposato, ma mio padre, che era un uomo molto rigoroso e religioso, ha insistito, così alla fine ho ceduto e ho preso in moglie la donna più bella di Brescia. Quando è mancata lei ho capito che non riuscivo più a stare solo e mi sono risposato. Non si può vivere senza una donna.”

Quando gli chiediamo come ci si sente ad essere l'uomo più anziano della città, storce il naso, si toglie gli occhiali da vista e ci fissa con i suoi grandi occhi azzurri: “Questa cosa mi fa rabbia, secondo me non è vero perché io mi sento ancora un giovanotto. ”

Il suo elisir di lunga vita? “Fare sempre quello che si desidera - esclama -  come ho sempre fatto io. E poi essere curiosi, lavorare tanto”.  C'è un altro segreto, che però ci rivela solo sussurrandolo nell'orecchio: “Fare spesso l'amore”.

Gino è tra più svegli e autonomi della struttura, non ha perso il sorriso e nemmeno il senso dell'ironia. Nonostante una brutta caduta, e la frattura del femore, cammina ancora, con l'aiuto di un deambulatore.

“Il giorno più bello della mia vita è stato proprio quello in cui sono tornato a camminare dopo tanti mesi passati a letto – ci spiega –. È  stata dura, ma ci sono riuscito, non sono mica uno che si arrende.”

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