Cronaca

Influenza, caos vaccini: "Distribuiti con il contagocce e ora rischiamo di restare senza"

In Lombardia la campagna vaccinale rischia di bloccarsi a poco più di un mese dal suo avvio. La ragione? Non ci sono abbastanza dosi

Prenotare il vaccino influenzale è un’odissea e rischia davvero di non avere fine. Non per tutti, per fortuna: chi si è mosso per tempo - pochi giorni dopo l’apertura della campagna lo scorso 19 ottobre - è riuscito ad ottenere l’appuntamento e a fare l’iniezione. Ma ora, a poco più di un mese dall’avvio, il sistema rischia di bloccarsi e metà della popolazione adulta condiderata fragile (over 65, pazienti oncologici, diabetici e donne in gravidanza) potrebbe restare senza la vaccinazione.

La ragione è semplice: le dosi finora inviate (con il contagocce) ai medici di medicina generale e ai centri vaccinali cominciano a scarseggiare, tanto che l’Asst Spedali Civili di Brescia da qualche giorno non accetta più prenotazioni. Provare per credere: fissare un appuntamento online - tramite il sito di Regione Lombardia - è praticamente impossibile. Da giorni, dopo aver inserito i propri dati, la procedura si blocca e compare l’alert di errore: “Il sistema è sovraccarico, riprova più tardi”.

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Stesso discorso chiamando il numero dedicato: una volta ottenuta al linea e forniti i propri dati, le operatrici comunicano che a Brescia non c’è alcuna possibilità di prenotarsi; l’invito è quello di riprovare nei giorni seguenti. Ma, da una settimana a questa parte, l’esito delle telefonate è sempre il medesimo.  

L’odissea di Fiorenza

È il caso di Fiorenza, 70enne di casa in città: dopo aver appreso che il suo medico di base non ha aderito alla campagna vaccinale (sono 570 su 700 i medici bresciani che lo hanno fatto), ha dovuto rivolgersi ai centri vaccinali della provincia. Ogni mattina prova a prenotare un appuntamento sia online sia chiamando il numero regionale dedicato (02999599), ottenendo sempre la stessa risposta: “A Brescia non c’è posto, riprovi nei prossimi giorni”.

Lo stesso discorso vale per la figlia 36enne, che è in gravidanza. Anche volendo, il medico di base non potrebbe somministrare il vaccino: stando a una direttiva regionale di 10 giorni fa, solo gli over 65 possono essere vaccinati dai dottori, mentre le altre categorie ritenute fragili devono rivolgersi alle Asst.

300mila dosi in meno rispetto al fabbisogno

Nonostante i roboanti annunci fatti a fine estate dal Pirellone, il sistema sta già andando in tilt e anche i nuovi approvvigionamenti promessi per i primi giorni di dicembre potrebbero non giungere mai a destinazione. Secondo quanto scoperto dal il Post, nei magazzini della nostra regione non ci sono vaccini sufficienti per raggiungere l’obiettivo minimo della campagna vaccinale (2,3 milioni di dosi) e non sarebbero nemmeno previsti nuovi ordini.

Stando ad una tabella aggiornata al 24 novembre, e contenuta in un documento interno della Regione, il Pirellone ha ordinato, tramite la centrale degli acquisti Aria, 1.998.000 dosi di vaccino antinfluenzale per adulti: 300mila in meno rispetto all’obiettivo di 2,3 milioni fissato ad ottobre. E non è finita qui: al momento non ci sarebbero altri bandi aperti per ottenere nuove dosi e la gara indetta a fine ottobre con uno studio dentistico di Bolzano è saltata pochi giorni fa.

La rabbia dei medici: "Costretti a scegliere chi vaccinare"

“La maggior parte dei medici bresciani non solo ha aderito alla campagna vaccinale, ma si era anche organizzata per tempo trovando le strutture adeguate per consentire la somministrazione dei vaccini senza creare pericolosi assembramenti - spiega Angelo Rossi, segretario provinciale della Federazione italiana medici di famiglia a Bresciatoday.it -. Le dosi sono sempre arrivate in ritardo, con il contagocce (circa 20-30 a settimana per medico da inizio ottobre) e ora rischiamo pure di restare senza: è stato un mese di sofferenza. Per arrivare a cento dosi per ogni dottore ci abbiamo messo tre settimane e comunque non bastavano a coprire tutte le categorie considerate fragili.”

E così anche molti medici di base si sono trovati a dover compiere scelte difficili: “Siamo stati messi di fronte al dilemma etico su chi vaccinare.  La priorità è stata data alle persone più fragili e allettate, poi agli over 65, ma i più giovani che devono essere comunque protetti dall’influenza (pazienti oncologici, diabetici) rischiano di essere tagliati fuori: le dosi del vaccino destinato a loro sono veramente pochissime e ora dobbiamo rimandarli alle Asst. Molti pazienti vengono rimbalzati dall’Asst a noi, e dai noi alle Asst e chi ci va di mezzo sono sono loro. La cosa assurda è che quest’anno potremmo vaccinare l’80 per cento delle persone, vista l’alta adesione, ma non possiamo farlo perché non abbiamo i vaccini”.  

Il dottor Rossi, che fa il medico di famiglia a Leno, insieme ai colleghi e all’amministrazione comunale è riuscito a far allestire due tende nella piazza del paese per somministrare i vaccini in sicurezza:

“In due giorni io e miei colleghi abbiamo somministrato più di 300 vaccini e ora le dosi già scarseggiano. Sono arrivati la metà dei vaccini richiesti per gli ultra 65enni: ci era stato promesso che ai primi dicembre sarebbe arrivata la seconda tranche, ma ora apprendiamo dai giornali che l’appalto con i dentisti di Bolzano non è andato in porto. Il rischio è che venerdì io debba bloccare tutto perché non mi arrivano i vaccini. Sono imbufalito: chiedo che almeno venga detto chiaramente che non ci sono più dosi. Io davo per scontato che mi arrivassero altri 250 - 300 vaccini: se ciò non avverrà la campagna rischia di bloccarsi qui. In altre regioni non ci sono questi problemi: forse era il caso di centralizzare gli acquisti."

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