Sentenza storica: Tar di Brescia inchioda la Caffaro

Il tribunale territoriale bresciano afferma che la responsabilità della Caffaro nell'inquinamento delle rogge «non è seriamente discutibile», e che a lei spetta, di conseguenza, la bonifica delle aree interessate

Una sentenza depositata ieri dal Tar di Brescia inchioda la Caffaro alla sua responsabilità nel disastroso inquinamento da Pcb che, a partire dal 1938, ha devastato terreni, falda e acque superficiali di una grossa parte della città. La zona era già stata giudicata dai tecnici statali, dato il suo potenziale di estrema pericolosità, «Sito inquinato di interesse nazionale Brescia – Caffaro». 
 
Ora, però, i giudici del tribunale territoriale (presieduto da Giuseppe Petruzzelli)  affermano che la responsabilità della Caffaro nell'inquinamento delle rogge «non è seriamente discutibile» e ad essa spetta perciò «l'obbligo di messa in sicurezza e successiva bonifica», come stabilito dall'articolo 2043 del codice civile «secondo cui ogni soggetto è tenuto a reintegrare il danno che abbia cagionato con il proprio comportamento». Detto altrimenti: «Dall'aver cagionato l'inquinamento deriva l'obbligo della bonifica». 
 
Nella sentenza si legge  inoltre che spetta alla stessa Caffaro l'obbligo di bonifica, e che la mappa dei siti inquinati, così com'è stata redatta, è più che mai corretta. All'azienda viene fatta risalire anche la responsabilità dell'inquinamento del parco di via Passo Gavia e del Parco Calvesi. La sentenza sarà, molto probabilmente, impugnata dall'azienda davanti al Consiglio di Stato. E, sebbene la Caffaro sia stata ormai svuotata dall'interno, dato che il commissario ha affittato impianti e l'intero sito industriale di Brescia alla  Società Chimica Emilio Fedeli di Pisa e venduto quelli di Tor Viscosa, quanto deciso dai giudici sarà comunque un punto di svolta, dato che ora il Comune rientrerà a pieno titolo tra i suoi più importanti creditori.

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