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Ospitaletto, l'unità cinofila lascia il campo: «Qui deve passare la TAV»

Una settimana fa l'ultimo saluto al campo macerie di Lovernato, "la migliore struttura d'Europa per l'allenamento delle unità cinofile". Ma senza polemica: "Lo prendiamo come uno stimolo, come un'opportunità"

Una settimana esatta dall’ultimo addio al campo macerie di Ospitaletto, “la migliore struttura d’Europa per l’allenamento di unità cinofile”, e un funerale che in realtà è l’inizio di un qualcosa di nuovo, in quel di Lovernato dove già abbiamo avuto notizia di qualche cittadino indignato causa tralicci edificati in tempi brevi, nel bel mezzo di un parco pubblico. La Squadra Cinofila locale, del Gruppo comunale di Protezione Civile, ha voluto regalare l’ultimo addio al campo presentando un bilancio degli ultimi 10 anni di lavoro, tra alti e bassi, successi e soddisfazioni, memorie e ricordi. Il campo macerie lascia spazio al progresso, in quegli spazi verrà realizzato un tratto di TAV.

“Senza alcuna polemica, forse con un po’ di malinconia – ci racconta Davide Salvi, membro del Consiglio Nazionale della Protezione Civile e da sempre impegnato a Ospitaletto – ma sapevamo da tempo della necessità di abbandono del campo, e da tempo eravamo sereni, eravamo tranquilli. Abbiamo comunque voluto ricordare tutto il lavoro svolto dai nostri volontari, i nostri interventi per il terremoto de L’Aquila, la ricerca dei coniugi Donegani. Affrontiamo la chiusura del campo macerie con il nostro spirito di sempre, lo spirito dei volontari: il più rimane da fare, il nostro lavoro non finisce qui”.

In quel campo era stata allestita la base operativa per possibili interventi in terra emiliana, la terra dell’ultimo grande terremoto: a Ospitaletto il campo di coordinamento per le sezioni di Brescia e Bergamo, Mantova e Veneto, con una quarantina di unità pronte ad intervenire se necessario. “Un po’ di dispiacere mi pare naturale – continua Salvi – ma come detto lo sapevamo da un po’, e stiamo lavorando per trovare un’alternativa, un piano B o un piano C. Inutile nascondersi, dieci anni di lavoro non si dimenticano ma di sicuro non abbiamo intenzione di fermarci. Lo prendiamo come uno stimolo, come una nuova opportunità: è stata una gran bella avventura, la ricorderemo con un sorriso”.

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