"Lucida vendetta contro la moglie, nessuna pietà per i corpi dei figli"

Le motivazioni della condanna all'ergastolo per Pasquale Iacovone, l'imbianchino 41enne di Ono San Pietro che uccise i suoi due figli dando fuoco alla casa. Per i giudici una "lucida e premeditata vendetta" nei confronti dell'ex moglie

Aveva pensato a tutto, nei minimi dettagli. Ogni gesto seguiva un piano preciso e premeditato, con cui portare a compimento quella che i giudici hanno definito una “lucida vendetta” nei confronti della ex moglie, Erica Patti. Lui è Pasquale Iacovone, imbianchino di 41 anni di Ono San Pietro, condannato all’ergastolo sul finire dell’anno scorso per il duplice omicidio dei figli Andrea e Davide, di 13 e 9 anni.

Una vicenda purtroppo assai nota. Aveva prima soffocato i due bimbi, forse con un cuscino o con una coperta, per poi appiccare l’incendio nell’abitazione di Via Secadur. Anche lui era rimasto dentro la casa in fiamme, con l’intenzione di volersi ferire volontariamente: il modo migliore, secondo lui, per depistare le indagini, portare gli inquirenti sulla pista del rogo accidentale, o compiuto da altri.

Un piano studiato in ogni dettaglio, dettato da un fortissimo “odio e rancore” nei confronti della moglie. La donna, esasperata, lo aveva denunciato più volte, accusandolo di molestie e di stalking. Niente da fare: la macabra vendetta di Iacovone prendeva forma concreta e ‘reale’, con il passare dei mesi. Capace di intendere di volere, dal primo all’ultimo secondo.

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E quella premeditazione troppo evidente per i giudici, che avrebbero dunque convalidato la sentenza di ergastolo. Anche l’aver cosparso la casa di benzina con parecchie ore d’anticipo, altro indizio decisivo per confermare la “macabra consapevolezza” dell’agire omicida di Iacovone: "Non ha mostrato alcuna pietà - scrive il gip Maria Chiara Minazzato - per i corpi dei figli sopprimendone i cadaveri  e togliendo alla moglie anche il conforto di poter piangere e dare l’ultimo saluto ad Andrea e Davide".

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