Accoltella la moglie in casa: "Ho ucciso Susy, non abbandonare i miei figli"

La drammatica testimonianza di Massimo Giustiziero, sindaco di Milzano. È stato il primo ad accorrere fuori dalla villetta teatro del femminicidio e a dare l'allarme.

Carabinieri sul luogo dell'omicidio a Milzano (Foto: Ansa)

Attirato da un urlo straziante ha lasciato la sua bicicletta ed è corso verso la vicina villetta a schiera. Mai Massimo Giustiziero, sindaco di Milzano, avrebbe immaginato la tragedia familiare che si era appena consumata al primo piano dell'abitazione

"Era da giorni che si sentivano delle urla provenire dalla casa della famiglia Lupi, quindi all'inizio non ci ho fatto caso, ma poi ho udito un grido straziante: ho lasciato la bici e sono tornato indietro di corsa. Poi ho suonato il campanello".

Il primo ad uscire dalla casa teatro dell'omicidio di Susy, 39enne casalinga di origine Romena, è il marito-killer: Gianluca Lupi, commerciante di 41 anni. Appare calmo, anche se i suoi abiti sono visibilmente sporchi di sangue. Il primo cittadino si allarma e chiede cosa sia accaduto. La risposta arriva senza alcuna esitazione: "Ho ucciso Susy".

"Mi ha stupito la  tranquillità con cui l'ha detto. Io ho subito cercato di capire come stessero i loro tre bambini e se avesse avvisato le forze dell'ordine - ricorda il sindaco -. Lui mi ha assicurato che i bimbi stavano bene, dicendomi che aveva già avvisato il 112, ma io ho chiamato comunque".

Attorno alle 21.30 di venerdì sera, alla centrale operativa dei carabinieri di Veralonuova arrivano infatti due richieste d'intervento, una da Giustiziero e una dalla figlia più grande della coppia. A soli 15 anni si è trovata sotto gli occhi una scena inenarrabile: la madre riversa a terra, in un bagno di sangue, con la gola recisa da una coltellata. 

"È uscita poco dopo il papà: c'era sangue sui vestisti e temevo che fosse ferita - ricorda il sindaco -. Era sotto shock, ma mi ha assicurato che stava bene. Aveva cercato di soccorrere la sua mamma, ecco perché era sporca di sangue, ma non aveva potuto fare niente perché aveva la gola tagliata. Ho  chiesto dove fossero la sorella di 8 anni e il fratellino di 3 e mi ha detto che erano al piano di sopra: stavano facendo il bagnetto. Le ho detto di vestirli e portarli fuori immediatamente."

Minuti concitati e interminabili. "Gianluca faceva avanti e indietro dall'abitazione e mentre attendeva l'arrivo dei carabinieri mi pregava di non abbandonare i suoi figli, soprattutto quello più piccolo. Ho cercato di rassicurarlo e di non farlo agitare ulteriormente, perché temevo che la situazione potesse degenerare".

Nessuno, in paese, poteva immaginare il dramma familiare che si è consumato  in via Usignolo. "Una famiglia normale, benestante" la descrive il sindaco. "Lui è un uomo buono, educato, equilibrato, amava i suoi figli e nessuno avrebbe potuto pensare che fosse capace di una cosa simile". Nessuna avvisaglia: mai nessuna denuncia o intervento dei carabinieri in quella abitazione. Le tensioni tra Susy e il marito però c'erano e sarebbero cominciate qualche mese fa, quando lei aveva avviato le pratiche per la separazione.

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Il movente è ancora tutto da chiarire. Il 41enne, interrogato tutta la nottata dal comandante della compagnia di Verolanuova Tedros Comitti Berè, ha confessato l'omicidio ma poi si è chiuso nel silenzio. Nella mattina di sabato è stato trasferito in carcere: nelle prossime ore sarà ascoltato dal magistrato. I tre figli sono al sicuro, a casa di alcuni parenti.

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