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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Lumezzane

"Scimmia! Mangia banane!": ragazzino di 15 anni esce dal campo in lacrime

È accaduto durante una partita di calcio a sette, categoria Juniores

Preso di mira, per tutto il tempo che è rimasto in campo, per il colore della sua pelle. Bersagliato da insulti razzisti dai giocatori della squadra di calcio avversaria. Offese pesantissime, che riprendono, purtroppo, i deplorevoli cori più volte intonati anche dagli ultras di serie A. "Mangia banane" e, ancora, "scimmia": è quanto si sarebbe sentito dire, ripetutamente, il calciatore di soli 15 anni, mentre, insieme ai compagni della polisportiva Caino, affrontava in trasferta una partita del campionato provinciale a sette, categoria Juniores. 

Ragazzino insultato dagli avversari

Insulti razzisti pronunciati da ragazzini, per di più all’interno di un oratorio, luogo in cui tutti dovrebbero regnare uno spirito di accoglienza. Un grave episodio di razzismo - l’ennesimo - che probabilmente non sarebbe venuto a galla senza la denuncia di uno degli allenatori del 15enne. Né l’arbitro, né lo staff della squadra avversaria si sarebbe infatti sentiti in dovere di intervenire.

Ma andiamo con ordine. Domenica 6 novembre, a Lumezzane, si è giocata la partita tra la Polisportiva Caino e la formazione B dell’Asd Augusta: durante un time-out, un calciatore di origine africana della squadra ospite è uscito in lacrime dal campo. Una volta raggiunta la panchina, uno dei suoi allenatori ha subito cercato di farlo parlare per capire cosa gli fosse accaduto.

"Ho dovuto insistere parecchio, ma poi lui mi ha raccontato cosa era successo - spiega Omar Bertacchini, preparatore dei portieri della polisportiva Caino -, Tre o quattro avversari l’avevano insultato pesantemente per il colore della sua pelle, gli dicevano che era una scimmia, un mangia banane e che doveva tornarsene al suo paese. Lui era molto scosso e profondamente ferito: aveva il cuore in pezzi, e si vedeva. Così ho chiamato l’arbitro per metterlo al corrente di quanto stava succedendo: mi ha detto che non aveva sentito nulla e che quindi non poteva prendere provvedimenti. Offese stupide e crudeli, oltre che becere e ignoranti, che mi hanno spinto a proporre alla squadra di mettere fine alla partita, lasciare il campo e andare negli spogliatoi".

La denuncia dell'allenatore

Per volontà della vittima, e dei compagni, il match è invece continuato, così come, a quanto pare le offese. "Siamo stati costretti a fare uscire il nostro giocatore - racconta ancora il mister -, perché nulla era cambiato e non volevamo peggiorare ulteriormente una situazione già molto complessa. Nel secondo tempo è successo il finimondo: gli animi si sono scaldati un po’ troppo ed è scoppiata anche una rissa in campo, terminata con due espulsioni".

Nessuna scusa, a quanto pare, sarebbe pervenuta. Anche dopo il triplice fischio: "La cosa che mi ha sconcertato maggiormente - continua Bertacchini - è che nessuno degli adulti presenti ha detto o fatto qualcosa. Si è andati avanti a giocare come nulla fosse. Al termine del match, quando ho provato a fare presente allo staff della squadra avversaria la questione loro hanno minimizzato. Sono 30 anni che frequento i campi da calcio ed è la prima volta che mi capita di assistere a un episodio del genere, ma non deve passare in sordina. Stiamo parlando di ragazzi e la prima cosa che dovremmo insegnargli noi adulti è il rispetto. Non punto il dito contro nessuno, ma quello che è successo è intollerabile e ingiustificabile”. 

Nessuna conseguenza

Al momento non sembrano esserci state conseguenze: "L’arbitro mi ha sconsigliato di fare un reclamo alla commissione disciplinare, perché sarebbe caduto nel vuoto - spiega ancora Bertacchini -. Nei prossimi giorni incontrerò il presidente del club e decideremo il da farsi." Restano l'amarezza e lo sconforto per quanto accaduto al giovane calciatore, uscito dal campo col cuore spezzato dall'altrui crudeltà, senza che nessuno prendesse immediati provvedimenti: avrebbe avuto ad esempio la condanna di tanta stupidità e razzismo, da parte della società in cui sta crescendo. Purtroppo, invece di un motivo per sperare, gli sono state concesse solamente le sue lacrime.

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