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Brescia: 20 anni di Beatlesiani, ricordando George Harrison

Questa sera la proiezione del docufilm di Martin Scorsese sulla vita del compianto Beatle, 'Living in The Material World'. 50 anni dopo la prima esibizione al Cavern, 50 anni dopo Love Me Do: ce ne parla Rolando Giambelli

Love Me Do, cinquant’anni dopo. E questa sera il mondo intero celebra i Beatles e la figura di George Harrison, con la proiezione unica del film (diretto da Martin Scorsese) ‘Living in The Material World’, un documentario di quasi tre ore che raccoglie testimonianze e ricordi, vecchi filmati e immagini inedite, concerti da solista e concerti con i Fab Four. Un film che sarà proiettato anche a Brescia, alla Multisala Wiz, e che per gli associati dei Beatlesiani d’Italia costerà un po’ di meno grazie allo sconto a loro garantito. A Brescia, e solo a Brescia, anche l’estrazione di un manifesto ufficiale, firmato dalla moglie di George, Olivia Harrison.

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Ce lo raccontano proprio i Beatlesiani, ce lo racconta proprio Rolando Giambelli. Una vera istituzione della musica italiana, sia per la sua band sempre in tour, e sempre in acustico, sia per la storia che lo contraddistingue, dal concerto di Jimi Hendrix a Milano e fino al recente incontro con la bella Olivia, membra onoraria dell’associazione nata nel 1992 e che ora conta più di 2mila iscritti, in aumento costante. Proprio quell’associazione che ogni anno organizza i Beatles Days a Brescia, quest’anno dal 26 al 27 maggio nella nuova location del Centro Fiera del Garda di Montichiari, in contemporanea con la rassegna dedicata alle arti orientali ‘Oriental Arts International Festival and Trophy’.

Come ogni anno saranno tantissime le band che si daranno alla pazza gioia del rock, accompagnate dalle consuete mostre ed esposizioni, e dalla consueta raccolta fondi per chi sta peggio di noi. “L’abbiamo visto insieme ad Olivia, un film fantastico – ci spiega Giambelli mentre parla del film di Scorsese – che racconta la storia di un uomo che per noi è sempre stato un esempio, fin da quando ha aperto le porte dei concerti benefici con il grande live per il Bangladesh, a New York nel 1971. Le abbiamo consegnato la tessera onoraria, ci ha invitato addirittura Fabio Fazio, nostro socio da quasi 20 anni, grande amico e grande amante dei Beatles”.


Non che amare i Beatles significhi escludere gli altri. Rolando Giambelli e i ‘suoi’ da tempo organizzano anche dei back to back tra Beatles e Rolling Stones, l’ultimo a San Gervasio, oltre a un Jimi Hendrix Day che ha riscosso un grande successo, e a cui ha partecipato anche Omar Pedrini. “Impossibile non restare annichiliti quando si ascolta Jimi – ci spiega ancora Rolando – Quando lo ascolti una volta poi non smetti più”. logo-2Certo è che i Beatlesiani sono un vero punto di riferimento per gli amanti di quegli anni formidabili. A Brescia abbiamo anche il Museo dei Beatles, dedicato proprio a George Harrison e alla sua passione per le automobili, nella splendida location del Monastero Santa Giulia, e del Museo Mille Miglia.

In cui verrà presto riproposta (dal 24 maggio) la mostra Metti i Beatles nella Zuppa!, che tanto è piaciuta ai tempi di Buonissimo. Tanti anni di lavoro, tra grandi nomi e grandi ospiti (basta guardare le foto!), dai Quarry Men al completo all’inossidabile Pete Best. Senza dimenticarci del grande raduno romano, quest’anno in scena dai primi di luglio e che lo scorso anno ha ospitato perfino Tony Sheridan, il Torino Beatles Festival, il primo raduno in quel di Livorno, e poi tutti in trasferta anche a Liverpool, per il consueto appuntamento europeo e che quest’anno celebra i 50 anni dalla prima esibizione degli ‘scarafaggi’ allo storico Cavern.

“Devo dire che i Beatles mi colpirono istantaneamente per l’originalità e la freschezza della loro musica – continua Giambelli, che si prepara con i soci a celebrare i 20 dei Beatlesiani d’Italia, il prossimo 5 ottobre – Li scoprii casualmente, ascoltando Please Please Me, in una fredda sera del novembre 1963. Qualcosa in quella canzone deve avermi profondamente colpito, perché da quel giorno mi sono appassionato alla loro arte seguendone l’evoluzione. Essere un fan dei Beatles è fantastico perché si può condividere una comune passione, un fenomeno artistico, musicale e culturale, la più grande rivoluzione giovanile di tutti i tempi”.

Anni memorabili, e chi scrive forse ha pure un po’ di invidia. E Rolando accorda la sua chitarra, e si schiarisce la voce. Sorridendo mi suggerisce un anagramma tanto facile quanto efficace: Rock and Roll, Roll and Rock. Roland Rock.

Si ringraziano Rolando Giambelli e l'associazione Beatlesiani d'Italia per le fotografie - Tutti i diritti riservati

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