Il «NO» unito del territorio alla discarica Bosco Stella di Castegnato

La trasformazione dell'area a opera di A2A non piace a nessuno dei Comuni chiamati in causa, non piace agli ambientalisti, non piace ai cittadini. Ma dalla Regione un diktat perentorio: "La politica deve adeguarsi"

Il verde a rischio discarica

La discarica di Bosco Stella davanti a sé sembra avere un solo destino: la sua piena realizzazione. A2A e la sua controllata Aprica hanno firmato il contratto con i proprietari della cava Bettoni addirittura nel 2005, ora l’attuazione si fa sempre più concreta nonostante le ampie polemiche aperte da comitati, associazioni ambientaliste e non, cittadini e comitati, insomma tutti i Comuni coinvolti, Castegnato prima di tutti e poi in ordine sparso Ospitaletto, Paderno e Passirano. Ma dalla Regione Lombardia è arrivato un diktat perentorio con le parole dell’assessore al Territorio Daniele Belotti: “Il sito si farà solo se rispetterà la Valutazione di Impatto Ambientale. Se i tecnici predisposti daranno parere favorevole, la politica non potrà che adeguarsi”.

Lo scorso ottobre A2A ha presentato le varie richieste di pronuncia di compatibilità ambientale ai vari Comuni chiamati in causa. Poco prima della fine dell’anno la risposta decisa delle amministrazioni coinvolte, riassunte dal sindaco di Castegnato Giuseppe Orizio: “Le motivazioni tecniche le abbiamo presentate, rafforzate, puntualizzate, illustrate, pubblicizzate. Abbiamo già dato molto, ora tocca ad altri fare la propria parte. Il nostro NO non è un rifuggire dall’assunzione di responsabilità collettive, il nostro NO è il NO della nostra gente, è un NO del territorio intero”.

Per l’area di Bosco Stella il Comune di Castegnato ha già avviato una prima variante al Pgt: “Per ora abbiamo potuto inserire solo un’indicazione che prevede di passare la destinazione d’uso ad area per attività produttive o attività sportive. Siamo fortemente orientati a realizzare un polo dell’energia che permetta di produrre energie rinnovabile proprio da un sito che potrebbe invece diventare fonte di inquinamento”. E a poco servono le proposte alternative, come quella di Legambiente, che come successo a Travagliato vorrebbe l’esproprio dell’area, e anche a basso costo.

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“La procedura però non è così facilmente trasferibile – ci fa notare il sindaco di Travagliato Daniele Buizza – perché la nostra ex cava non era più inserita da tempo nel piano provinciale delle cave. L’ex cava Aquilini era fuori da qualsiasi piano sovra comunale, dismessa da quasi 30 anni”. L’area della Bosco Stella è invece in piena attività, almeno fino al 2015: quindi niente trasformazione urbanistica, niente esproprio.

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