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Calcinato tra discariche e rifiuti: «Sviluppo sostenibile adesso!»

Il sindaco Marika Legati aspetta i risultati definitivi dello studio di impatto ambientale che fornirà una carta d'identità ambientale del territorio di Calcinato. Intanto la mal'aria, e gli impianti di Via Cavicchioni e Barconi

Un viaggio nello scenario ambientale bresciano, tra somme di criticità del passato e di nuove in arrivo, Comuni che lottano contro poteri più grandi di loro, fabbriche senza filtri, discariche, impianti di trattamento rifiuti, cave e camini. Alla ricerca di un complessivo quadro di quelli che possono essere definiti stressor, la metodologia di Q-Cumber, il Geo Social Forum che presto fornirà una vera carta d’identità ambientale e territoriale dei territori presi in esame. Protagonista recente è stato Montichiari, i suoi odori e le sue discariche, ma il primo Comune, quello da cui tutti è partito, si chiama Calcinato. “Purtroppo a livello di criticità ambientali non abbiamo nulla da invidiare a nessuno – ci racconta, con un amaro sospiro, il sindaco Marika Legati – Ora siamo in attesa dei primi risultati di quello studio di monitoraggio che ci coinvolge da almeno tre anni. Uno strumento di analisi cumulativa di tutti gli stressor, di tutti gli impatti, di modo da ottenere una fotografia chiara, e poter magari fare scelte più consapevoli in futuro”.

A Calcinato ci sono quattro grossi impianti, una RSU già chiusa e una cava di inerti, sono due quelli che fanno più rumore, fanno più odore. In Via Cavicchioni di Sopra una discarica marchiata Gedit (esatto, proprio quella di Montichiari), quattro vasche complessive di cui due in dismissione, ma una richiesta di ampliamento, anzi di rimodellamento. “La loro intenzione è molto chiara – continua il primo cittadino – Il rimodellamento di cui parlano altro non è che il riempimento delle vasche per farne una sola, ma enorme. Abbiamo già espresso il nostro parere contrario alla prima Conferenza dei Servizi, con motivazioni ambientali e di tipo tecnico-urbanistico. Anche la Provincia è stata con noi, e la prima istanza è stata rigettata. Ma di recente sembra abbiano superato gli elementi ostativi ravvisati, e che ora stiano avviando una nuova procedura, e una nuova fase consultativa”.

Qualcuno già parla di un “impatto ambientale imponente”. Poi, non troppo lontano in località Barconi, un altro impianto che si occupa di trattamento e trasformazione di rifiuti speciali non pericolosi, per produrre del fertilizzante, o per smaltire rifiuti liquidi con un processo di depurazione. Come per Via Cavicchioni l’operatività risale alla fine degli anni ’90: 15 anni di attività, e 15 anni di profumi che sarebbe meglio dimenticare. “La Regione Lombardia, nonostante il reiterato parere contrario del nostro Comune, e di quelli limitrofi, ha concesso alla WTE (concessionaria dell’impianto, ndr) l’Autorizzazione Integrata Ambientale, un ampliamento che di fatto è una riconversione, e i cui effetti cominciano a farsi sentire, per davvero. Anche se intorno ci sono solo case sparse, il tanfo è recepito anche in pieno centro abitato”.

Un’Autorizzazione “che prevede pochissime prescrizioni, e che dunque ci ha messo in forte difficoltà”. Perché c’è pure un problema di viabilità, tanti mezzi che passano avanti e indietro, giorno dopo giorno, e il Comune che è riuscito a strappare “un impegno per una viabilità alternativa, uno studio di impatto e la costruzione di nuove strade, tutto a spese WTE”. Insomma non è facile di questi tempi, quando le decisioni non spettano agli enti più locali: “Oggi purtroppo non è più sufficiente la contrarietà politica – continua Legati – e ne abbiamo dimostrazione proprio intorno a noi, abbiamo visto cosa è successo al nostro territorio”.

“Proprio per questo abbiamo voluto credere e investire in quello che è uno studio di impatto ambientale, un monitoraggio continuo che dura da tre anni e ci permetterà di ottenere, in tempi brevi, una fotografia reale e in divenire di tutti gli impatti cumulativi, di tutte le realtà, di tutti gli effetti che da essi vengono prodotti. Uno strumento che potrà servire ai cittadini, per affinare e accrescere la propria sensibilità ambientale, perché il cittadino ha il diritto e il dovere di essere informato, e di avere la capacità di incidere sulle decisione che coinvolgeranno il suo territorio. Nessuno rinnega il progresso, questo è chiaro: ma ad oggi servono condizioni nuove, procedure più chiare e più trasparenti. Dobbiamo pensare a un progresso sostenibile”.

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