Cronaca

Censimento: il comune ritira l'obbligo di cittadinanza italiana

Il Comune di Brescia ha revocato il bando che prevedeva la cittadinanza italiana tra i requisiti per poter fare il rilevatore del censimento 2011. Il nuovo bando, pubblicato sul sito del Comune, scade il 30 settembre

Il Comune di Brescia ha revocato il bando che prevedeva anche la cittadinanza italiana tra i requisiti per poter fare il rilevatore del censimento 2011. Il nuovo bando, pubblicato nella sezione dell'albo pretorio del sito del Comune (ma non ancora in home page) scade il 30 settembre e ci sarà quindi tempo fino a quella data per fare domanda di ammissione alla graduatoria per i rilevatori.

La decisione precede di poche ore l'udienza di questa mattina al tribunale del Lavoro, esito inevitabile della causa intentata nei confronti del Comune da Camera del Lavoro, Fondazione Piccini e Asgi, Associazione Studi giuridici sull'immigrazione. Le tre associazioni avevano invitato il Comune a cambiare il bando dall'evidente tratto discriminatorio già a luglio, così come aveva fatto con due lettere l'Uaar, l'Unità antidiscriminazioni che fa capo alla Presidenza del Consiglio.

A fine agosto un ricorso simile, con tanto di sentenza positiva rispetto alla non opportunità di avere la cittadinanza italiana tra i requisiti, aveva riguardato il Comune di Milano, cosa che aveva suggerito a diversi Comuni italiani di cambiare il bando e, per restare in provincia di Brescia, anche  ai Comuni di Nave, Bovezzo e Caino. Tutto inutile, il Comune di Brescia ha voluto mantenere il bando fino a ieri, quando ha invece deciso di mutare atteggiamento.

Venuti meno i termini per avere una sentenza, il giudice si è oggi riservato di far sapere nei prossimi giorni se e quanto il Comune dovrà pagare per le spese legali, dal momento che l'udienza c'è comunque stata e la pratica è stata avviata. Non contento del tempo e dei soldi persi, nel nuovo bando il Comune ha deciso - per stabilire la graduatoria di chi dovrà fare il rilevatore del censimento - di assegnare un punteggio di due punti a chi ha la residenza da cinque anni. Cgil, Asgi e Fondazione Piccini hanno per il momento deciso di non contestare questo requisito, in quanto non è ostativo per l'ammissione, ma si riservano di poterlo fare in futuro.

«Il Comune di Brescia, anche in questa occasione, non ha perso l'occasione per innalzare inutili bandiere ideologiche - ha osservato Alberto Guariso, avvocato dell'Asgi -, senza contare che in questo modo c'è il rischio che si ritardino le operazioni del censimento».
«Si è dovuti arrivare a un'udienza - ha affermato Damiano Galletti, segretario della Camera del Lavoro -, nonostante fosse evidente da settimane che si sarebbe arrivati a questa situazione e come avevano già capito gli amministratori di Bovezzo, Caino e Nave, i quali dopo la nostra segnalazione hanno immediatamente cambiato i requisti di ammissione. E senza, quindi, bisogno di arrivare ad un'udienza in tribunale».

C'è chi, al contrario, riesce a fare peggio anche del Comune di Brescia. Si tratta dell'Amministrazione di Chiari, governata dal sindaco leghista Mazzatorta. Il bando con la cittadinanza è ancora lì. L'udienza fissata in tribunale per il 26 settembre stabilirà se quel bando dovrà essere cambiato.
 

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