Cronaca Piazza della Loggia

25 Aprile, la celebrazione in Loggia: «Ogni anno siamo sempre di meno»

L'amara constatazione di un vecchio partigiano, mentre il sindaco Adriano Paroli viene sommerso dai fischi delle Rete Antifascista Bresciana. Sul palco, poi, anche chi la Resistenza la combattuta davvero

Oggi siamo qui, ma saremo qui ogni giorno, storie di ordinario 25 Aprile a Brescia, la lunga giornata delle celebrazioni della Resistenza che come di consueto - ma chissà invece cosa penserebbe il partigiano Pietro Benedetti - comincia con la benedizione e dopo lunga pausa finisce in Piazza della Loggia, tra gli ululati degli attivisti della Rete Antifascista Bresciana che fischiano il sindaco Paroli, che pure di fascista sembra avere poco, e da istituzione, come vuol Costituzione, racconta di diritti e libertà, parla di una svolta.

“Noi qua siamo dalla parte della libertà – ha detto il primo cittadino – per la democrazia e la dignità. Per non dimenticare quello che accadde in Italia e in Europa, in quegli anni avvenne l’impossibile, e l’inimmaginabile”. Frasi fatte o meno, “la memoria si indebolisce quando non la eserciti”, e sul palco sale anche la sciura Agape che fu delle Fiamme Verdi, parla di ricordi non troppo sfocati, le raffiche dei mitra, la Liberazione, “liberazione da una prospettiva, la prospettiva di essere deportati o fucilati”, e i valori di questa Resistenza, anche se non va dimenticata l’altra Resistenza, quella lontana da Yalta e dai suoi interessi, “valori che appartengono a tutti noi”.

Poi il partigian Pedroni, “le ferite ancora aperte” e, di nuovo, “il rumore dei fucili”, fino a Giulio Guidotti presidente ANPI Provinciale, “preoccupazione e incertezza allora, preoccupazione e incertezza oggi”. Oh bella ciao, per concludere, tutta la piazza o quel che ne rimane, e infatti il vecchio partigiano dal commosso sospiro, “ogni anno siamo sempre di meno”, un po’ di ragioni le ha anche lui. “La nostra patria è il mondo, e ovunque vi sono nostri simili, quelli sono i nostri fratelli”. L’ha detto il Papa? No, il partigiano Pietro Benedetti.


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