Acqua contaminata dal cromo, condannata azienda bresciana

Un maxi risarcimento da oltre mezzo milione di euro: li dovrà sborsare la Effebiesse di Villa Carcina, rea nel 2001 di aver contaminato un pozzo dell'acquedotto

Una sentenza più unica che rara, almeno a Brescia. La sentenza di primo grado ha condannato l’azienda Effebiesse di Villa Carcina, società rea di aver ‘sommerso’ di cromo esavalente un pozzo dell’acquedotto di paese.

Stando a quanto riporta il Giornale di Brescia, successe tutto nel 2001, quando venne rilevata una fonte inquinante nelle acque del Pozzo Caroli: quasi 15 anni più tardi la Effebiesse dovrà pagare i danni, quantificati in oltre mezzo milione di euro.

Una parte andrà al Comune, poco meno di 50mila euro, mentre la somma più consistente – nell’ordine di 500mila euro – dovrà essere versata nelle casse dell’Azienda Servizi Valtrompia, la società che si occupa della gestione del ciclo idrico, e dunque anche dell’acquedotto. La Effebiesse dovrà pure occuparsi delle operazioni di bonifica dell’area contaminata.

Per fortuna nessun danno alla salute dei cittadini, perché il pozzo in questione venne immediatamente bloccato, staccato dalla rete di approvvigionamento idrico. Furono l’Asl prima (già nel 2001), e l’Arpa poi nel 2004, a confermare che gli sversamenti arrivassero dalla Effebiesse, storica ditta di Villa Carcina specializzata nella lavorazione dei metalli.

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