Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

1° ottobre 2012 - Ciao Shlomo!

"Non nego le mie lacrime mentre digito queste frasi perché Shlomo è stato ed è per me un esempio di vita indiscutibile"

Oggi ho appreso la notizia, ancor purtroppo taciuta, della scomparsa di un caro amico che nella mia vita, seppur in un solo incontro, ha saputo dare un senso alla parola vivere.

Shlomo Venezia si è spento questa notte dopo più di un anno di malattia, in data 1° ottobre 2012 all'età di 89 anni. Viveva a Roma con la moglie Marika e dopo anni di lettere finalmente il 18 dicembre del 2010 riuscii ad incontrare entrambi a Roma, presso il loro negozio, mentre io mi trovavo nella capitale.

Shlomo era un superstite dell'olocausto, è stato prigioniero ad Auschwitz in quanto ebreo, durante la seconda guerra mondiale e ha conosciuto uno dei volti più terribili della shoa, poiché esso operava in un reparto "speciale" Sonderkommando, uno tra i più orribili dei campi di sterminio, di cui Shlomo stesso parla durante un'intervista divenuta poi un libro che è stato intitolato appunto Sonderkommando.

Quel tardo pomeriggio in pieno clima natalizio ci incontrammo nei pressi della fontana di Trevi avanzando verso di lui subito sentii un nodo alla gola, cercai di dirgli "Buona Sera Shlomo" ma l'emozione fu troppo forte e mi bloccai.

La moglie Marika mi fece cenno di avanzare, e lui mi accolse dicendomi "E tu chi sei…. La mia Mariannina da Brescia!?" scoppiai in lacrime davanti a loro e lui si alzò avanzò verso di me e mi strinse in un lunghissimo abbraccio mentre anche lui piangeva.

Quell'abbraccio fu l'abbraccio il più bello e importante della mia vita, quel suo abbraccio mi insegnò ad abbracciare non solo le persone ma anche la speranza di cambiare le cose che nella mia vita non andavano bene; mi insegnò a non smettere mai di seguire ciò che avevo nel cuore, di accettare ciò che è stato il passato ma allo stesso tempo di vivere il presente per costruire un futuro migliore per me, per gli altri.

Mi riportò in vita mentre trascorrevo un periodo in cui semplicemente esistevo e la quotidianità era pura inerzia. Mi fece capire nel tempo che trascorremmo insieme che il dolore è fatto per esser superato, sia rispetto a quanto è successo a lui, a mio nonno, e a quanti hanno vissuto nella sofferenza di un passato "capitato" e non scelto. Sposai a pieno la sua frase ricorrente "Auschwitz è ogni giorno e non solo il 27 Gennaio di ogni anno" e infatti ogni giorno lo porto nel cuore.

Stasera mi trovo a scriverle, straziata, e non nego le mie lacrime mentre digito queste frasi perché Shlomo è stato ed è per me un esempio di vita indiscutibile, prima di tutto come uomo, poi per tutto il resto.

Sono stata privilegiata ad essere tra le persone che lo hanno incontrato, sono ancor più privilegiata per il rapporto che tra noi (Shlomo, Marika e me) è nato dopo quell'incontro, lettere, telefonate, altre visite. In questi istanti sto ripensando a quel suo abbraccio ed è lo stesso che voglio dedicare alla moglie Marika in questo momento.

Vorrei ringraziare sin da subito chi sta leggendo questo mio saluto affinché quanto sia accaduto a Shlomo e agli altri superstiti nel passato non sia accaduto invano, e sprono, in questa triste occasione, i lettori di BresciaToday a riflettere e a far memoria ogni giorno e a non lasciarsi bloccare da insignificanti limiti mentali e da negazionismi di varia natura, poiché l'estremo valore della vita è superiore a qualunque cosa.
Ciao e Grazie Shlomo! Shalom! Tua Mariannina da Brescia!

Marianna Baldo

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