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Maturità 2011, la seconda prova tra Seneca e funzioni

Per gli studenti del classico l'epistola 74 delle Lettere a Lucilio, per quelli dello scientifico un problema di geometria analitica e uno studio di funzione

Tornano sui banchi gli oltre 8mila studenti bresciani per la seconda prova dell’esame di maturità edizione 2011. Dei tanti indirizzi meglio soffermarsi sui più diffusi, e sui più attesi: liceo classico e liceo scientifico, anche se negli anni anche l’indirizzo linguistico (tre tracce valevoli però per tutte le lingue) ha regalato sempre delle ‘belle’ sorprese. La versione di latino è una lettera di Seneca, l’epistola 74 delle Lettere a Lucilio, intitolata ‘Il vero bene è la virtù’. Sul web era disponibile già pochi minuti prima delle ore 9, così come la prova di matematica per i licei scientifici.

Dieci quesiti, dal calcolo combinatorio alla storia della matematica, più un mai facile problema da scegliere tra due proposte, e anche quest’anno gli studenti non sembrano avari di polemiche. Il primo problema è di geometria analitica, il secondo è uno studio di funzione, definita però “inusuale” per il liceo scientifico tradizionale. Sono disponibili i dati del ministero sulle scelte dei temi d’italiano, anche a Brescia e Provincia ha vinto la traccia dell’alimentazione, seguita da quella su Andy Warhol e la popolarità effimera.

Ecco il testo della versione di latino (fonte Adn/Kronos): Quicumque beatus esse constituet, unum esse bonum putet quod honestum est; nam si ullum aliud existimat, primum male de providentia iudicat, quia multa incommoda iustis viris accidunt, et quia quidquid nobis dedit breve est et exiguum si compares mundi totius aevo. Ex hac deploratione nascitur ut ingrati divinorum interpretes simus: querimur quod non semper, quod et pauca nobis et incerta et abitura contingant. Inde est quod nec vivere nec mori volumus: vitae nos odium tenet, timor mortis. Natat omne consilium nec implere nos ulla felicitas potest. Causa autem est quod non pervenimus ad illud bonum immensum et insuperabile ubi necesse est resistat voluntas nostra quia ultra summum non est locus. Quaeris quare virtus nullo egeat? Praesentibus gaudet, non concupiscit absentia; nihil non illi magnum est quod satis. Ab hoc discede iudicio: non pietas constabit, non fides, multa enim utramque praestare cupienti patienda sunt ex iis quae mala vocantur, multa impendenda ex iis quibus indulgemus tamquam bonis. Perit fortitudo, quae periculum facere debet sui; perit magnanimitas, quae non potest eminere nisi omnia velut minuta contempsit quae pro maximis vulgus optat; perit gratia et relatio gratiae si timemus laborem, si quicquam pretiosius fide novimus, si non optima spectamus.

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