La giunta apre all'attestato di famiglia anagrafica

Dibattito in sala consiliare sulla petizione firmata dal coordinamento "Nuove famiglie Uguali Diritti". Grande affluenza di cittadini per la discussione che si è protratta fino a sera inoltrata.

Si è tenuto nei giorni scorsi, con grande affluenza di pubblico nello spazio riservato ai cittadini, l'incontro del consiglio comunale circa la possibilità di istituire un "attestato di famiglia anagrafica".

E' il coordinamento "Nuove famiglie uguali diritti" a chiedere attraverso una petizione che si individui uno strumento tecnico che permetta di registrare o attestare l'esistenza della famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi, impegnando il Comune a modificare i regolamenti, gli atti e le determinazioni comunali per riconoscere la piena parità in relazione ai servizi erogati.

Fra le opzioni da discutere, in un dibattito che si è protratto fino a sera inoltrata, c'era il rinvio della petizione in commisione, l'archiviazione o l'invio alla giunta per la messa al voto.

Prevedibilmente contrari Lega nord, Forza italia, Civica X Brescia e Piattaforma Civica di Francesco Onofri. Margaroli: «non è una cosa che dipende dall’Amministrazione e i contenuti sono sbagliati, non ci riconosciamo». Unico voto favorevole dall'opposizione quello di Laura Gamba: «contrapporsi all’amore è inaccettabile, oggi c’è bisogno di mani tese».

Favorevoli «Al lavoro con Brescia» «Brescia per passione» e «Civica per Del Bono».

Fabio Capra, capogruppo del pd parla di «sensibilità diverse»: nel gennaio scorso le consigliere Anita Franceschini, Anna Braghini con il presidente Ungari e l’assessore Manzoni hanno sottoscritto il documento di alcuni esponenti cattolici a favore della famiglia tradizionale.In serata comunque dichiarazione di voto a favore del rinvio alla giunta. Capra ricorda che «ci sono 22 mila nuclei soli o coppie di fatto che aspettano una risposta e Brescia ha la più bassa natalità d’Italia, uno dei problemi da affrontare è intervenire sulle famiglie. Credo nel matrimonio uomo-donna ma credo sia sbagliato non prendere atto del mutamento degli stili di vita che caratterizzano la società italiana».

Il sindaco Emilio Del Bono ascolta e interviene solo a sera inoltrata, sottolineando che l'argomento è delicato e non casualmente divide. Ricorda che è materia del legislatore nazionale e che la giunta può muoversi solo entro il margine «relativo ai servizi e al rischio discriminatorio, è su questo che voglio approfondire, abbiamo un perimetro entro cui agire».

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