Maxi-sequestro da 30 milioni: l'ombra di Cosa Nostra anche nel Bresciano

Nel maxi-sequestro (da 30 milioni di euro) delle proprietà di Giovanni Pilo, affiliato a Cosa nostra, anche due ville, un locale commerciale e un terreno a Dello

Maxi-sequestro della Direzione investigativa antimafia: un “affare” da 30 milioni di euro che comprende società di capitali, aziende del settore edile e immobiliari, alberghi, immobili, locali commerciali e terreni dalla Sicilia alla Lombardia, tra cui due ville anche in territorio di Dello. Le proprietà sono tutte riconducibili a Giovanni Pilo, 83 anni, e alla sua famiglia, moglie e figlio.

Uomo d'onore delle famiglie mafiose

Volto noto nel settore dell'edilizia, ma soprattutto considerato “uomo d'onore” della famiglia mafiosa di Palermo Resuttana, per la Dia avrebbe finanziato le sue iniziative imprenditoriali con capitali illeciti, traendo un vantaggio concorrenziale nello svolgimento della sua attività “grazie all'appoggio della mafia – si legge in una nota – in quanto collettore degli interessi di Cosa nostra nell'ambito delle attività imprenditoriali nel settore delle costruzioni edili e immobiliari”.

Il blitz di questi giorni è conseguenza di una serie di accertamenti che hanno rivelato “una netta sperequazione tra i redditi dichiarati da Pilo rispetto agli acquisti effettuati e agli investimenti sostenuti per l'attività d'impresa”. E' questo che ha convinto il Tribunale “a concordare con la Dia sul fatto che i capitali utilizzati fossero di provenienza illecita, e a disporre il sequestro dei suoi beni e di quelli intestati alla coniuge e al figlio”.

Sequestri in tutta Italia, anche a Dello

Come detto, tracce della famiglia sono arrivate fino alla provincia di Brescia, e in particolare a Dello dove sono stati sequestrati due ville, un locale commerciale e un terreno. A questi si aggiungono altri 38 immobili e locali commerciali a Palermo, a Mondello e Terrasini, a San Vito lo Capo e Roma, due alberghi a Ladispoli e a Guidonia Montecelio, perfino 5 società di capitali con sede a Roma e quote in altre 2 aziende nel settore immobiliare e delle costruzioni.

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Giovanni Pilo fu sottoposto a “sorveglianza speciale” già nel 1976, per via di “gravi indizi” di appartenenza a Cosa nostra: era amico con Calogero D'Anna, esponente mafioso della famiglia di Terrasini, si sposò con Anna Gambino (nel 1974), sorella di Giacomo Giuseppe detto “u tignusu”, il capo del mandamento di San Lorenzo, intrattenne “stretti rapporti” con Francesco Cinà, esponente mafioso della famiglia di San Lorenzo.

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