Rifiuti ripieni di Pcb: sequestrata la General Rottami di Montichiari

L'impianto avrebbe dovuto trasformare rottami e altri scarti in materie prime, invece le rivendeva aggiungendo pure terreno contaminato da Pcb o sostanze polverose

Le immagini riprese dalle telecamere nascoste dalla polizia © Bresciatoday.it

È stato sequestrato, nella mattinata di giovedì, il sito General Rottami di Montichiari. I sigilli sono scattati al termine di una lunga indagine condotta dalla Polizia Stradale e coordinata dal pm Mauro Leo Tenaglia.  

Le telecamere piazzate dagli inquirenti hanno permesso di svelare il traffico illecito di rifiuti, che avveniva nel sito di smaltimento. La General Rottami avrebbe dovuto trasformare i rifiuti acquisiti da altre aziende (nella maggior parte dei casi rottami) in materie prime, invece sarebbero stati rivenduti tali e quali al successivo utilizzatore, godendo di un notevole risparmio di costi.

In pratica, ciò che usciva dall’azienda sarebbe stato identico a quello che entrava. Non solo: al rifiuto non recuperato venivano aggiunti altri scarti, nel caso di specie, terreno contaminato da Pcb o da sostanze polverose, occultate e miscelate all’interno del carico in uscita e quindi destinate all’utilizzatore finale. 

In tutto sono 13 le persone indagate e dovranno rispondere del reato di attività organizzata per traffico illecito di rifiuti in concorso. Nel corso delle indagini è stato appurato che altre società collegate alla General Rottami contribuivano agli illeciti commessi.

Tutto è scattato dal controllo su strada di uno dei camion in uscita dall'opificio: nonostante tutti i documenti fossero in regola, gli agenti della pattuglia della stradale hanno cominciato a nutrire sospetti sulla reale natura della merce trasportata.  Ci sono voluti anni di ispezioni, sequestri, peruqisizioni e sorveglianza attraverso le telecamere per ricostruire l'illecito traffico.

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Il sito di smaltimento rifiuti, gestito dalla società di Castiglione delle Stiviere, solo lo scorso luglio, aveva ottenuto il via libera dalla Provincia per raddoppiare la superficie su cui operare e aumentare lo stock di rifiuti. Secondo gli inquirenti operava una finta ‘economia circolare’: faceva entrare gli scarti  ferrosi, e senza alcuna manipolazione, li faceva uscire sotto le mentite spoglie di ‘non rifiuti’. Tutto dopo aver mescolato i rottami con del terreno, prelevato all’esterno dell’azienda, poi risultato contenere Pcb. Ancora da chiarire la provenienza della terra contaminata: ma è probabile che arrivasse da aziende della zona che conferivano nel sito rottami ma pure altri scarti. Il tutto era poi destinato ad altre imprese.

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