Mazzette per le case finite all'asta: arrestati un immobiliarista e un ex dirigente sanitario

Ad inchiodarli le conversazioni di Whatsapp con un artigiano camuno che, elargendo alcune 'mazzette', era riuscito ad aggiudicarsi un appartamento senza rialzi rispetto alla base d'asta

Facevano in modo che gli immobili finiti all'asta, al termine delle procedure fallimentari, venissero aggiudicati senza eccessivi rialzi rispetto alla prezzo di partenza. Una volta individuata la persona interessata all'affare chiedevano alcune 'mazzette' per evitare che il prezzo delle case lievitasse rispetto alla base d’asta e che altri pretendenti prendessero parte alla vendita.

Due in manette, 4 indagati

In manette, venerdì mattina, sono finiti un 69enne, già direttore del distretto veterinario dell’Asl Valcamonica-Sebino, e un 73enne amministratore di una società immobiliare di Costa Volpino, comune della Bergamasca. I reati contestati sono: concorso in turbata libertà degli incanti e tentata estorsione. Per entrambi è stata disposta la misura degli arresti domiciliari.

Al termine dell'attività investigativa, condotta dai carabinieri di Breno e coordinata dalla procura di Brescia, sono stati indagati - per concorso in turbativa d'asta - anche un ingegnere 41enne di Esine, due imprenditori di 52 e 42 anni (di Cividate Camuno e Esine) e un 55enne artigiano di Esine.

Come funzionava il sistema

L'indagine è scattata proprio dalla denuncia presentata dall'artigiano 55enne che, nel 2008, si era aggiudicato l’asta relativa all’acquisto di un appartamento di Esine, per un valore di circa 50 mila Euro. L'uomo, mentre guardava la casa, era stato avvicinato dall’ex dirigente dell’Asl, il quale aveva dato la sua disponibilità a fare da intermediario nell’operazione di acquisto, garantendo, dietro ricompensa economica, che il prezzo non sarebbe lievitato rispetto alla base d’asta e che non ci sarebbero stati altri concorrenti.

Una volta siglato l'accordo, l’artigiano aveva sborsato 5 mila euro. Una somma non ritenuta sufficiente dal 69enne, che avrebbe cominciato a minacciare l'uomo, chiedendo altri 12 mila euro. Soldi che a detta dell'intermediario sarebbero serviti per ricompensare altre persone interessate all’acquisto, evitando che prendessero parte alla gara.  Ad incastrare l'ex dirigente sanitario le registrazioni dei file audio e delle conversazioni di Whatsapp avute con l'artigiano, che proverebbero la tentata estorsione. 

Sotto la lente d’ingrandimento dei Carabinieri sono finite anche le vendite di altri due immobili, uno ubicato a Esine e l’altro a Pian Camuno, avvenute con lo stesso modus operandi.

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