Corruzione: fermato l'ex capitano dei carabinieri di Peschiera

Mario Marino è stato coinvolto in un'inchiesta che ha preso il via a Modena e che ha visto il suo arresto e quello di altre quattro persone, tra le quali altri due militari

Mario Marino

Era già stato condannato ad un anno, con pena sospesa, in quanto ritenuto colpevole di aver riferito a due soggetti privati, informazioni su di una terza persona prese secondo l'accusa dal sistema informatico delle forze dell'ordine senza autorizzazione, e ora per l'ex capitano dei carabinieri di Peschiera del Garda Mario Marino. sono in arrivo nuovi guai.

Secondo quanto riporta il quotidiano L'Arena, giovedì mattina intorno alle 6.45, gli uomini dela Squadra Mobile si sono presentati presso la sua abitazione in centro città per condurlo in Questura dove gli è stato notificata l'ordinanza cautelare emessa dal tribunale di Modena. Marino
infatti ha svolto il suo ultimo incarico nella città emiliana prima di congedarsi. L'ex ufficiale dei carabinieri quindi, dovrà presentarsi in caserma a Verona per la firma tutti i lunedì, mercoledì e venerdì alle 20, dovrà comunicare dove e in quali orari sarà reperibile per eventuali controlli, non potrà abbandonare la propria casa nella fascia oraria compresa tra le 21 e le 7 ed è stato anche fotosegnalato dalla Polizia Scientifica.

La vicenda che coinvolge l'ex comandante della stazione di Peschiera ha inizio con un'indagine partita nel 2013 da alcune segnalazioni fatte da operatori finanziari, che mettevano in evidenza sospetti di riciclaggio di denaro "sporco" in alcune operazioni poco chiare, che vedrebbero coinvolti anche pregiudicati già noti alle forze dell'ordine. Sempre stando a quanto riportato sulle colonne de L'Arena, gli inquirenti sarebbero riusciti a portare alla luce le manovre di un gruppo criminale che operava nelle zone di Reggio Emilia e Modena, specialmente nel distretto ceramico tra i comuni di Sassuolo, Fiorano, Casalgrande e Castellarano.

L'operazione "Intoccabili", ha portato al'arresto di cinque persone, tre delle quali sono carabinieri tra cui spunta il nome dell'ex ufficiale: secondo quanto riportato, per lui l'accusa sarebbe di corruzione per atti contrari a doveri d'ufficio e corruzione per atti d'ufficio, in concorso. Stando alle ricostruzioni fatte dagli inquirenti, Marino, che all'epoca dei fatti ricopriva il ruolo di comandante del Nucleo investigativo di Modena, con la collaborazione di G. C., brigadiere del suo reparto operativo, avrebbe preso parte ad accordi corruttivi con A. B., il quale avrebbe fatto da garante per ottenere prestiti dalla banche per alcune persona in difficoltà economiche, chiedendo però loro compensi spropositati che sfociavano nell'usura. Gli stessi impiegati bancari avrebbero poi segnalato quest'ultimo alle forze dell'ordine, dopo averlo visto incassare assegni e cambiali di persone che niente avevano a che a fare con la sua attività, ossia una pizzeria a Sassuolo.

La polizia avrebbe accertato un prestito a Marino, da parte di A.B., di un'Audi A5 intestata a un imprenditore, una fornitura di gomme e riparazioni gratuite in carrozzeria per la Fiat Punto del figlio. Questo in cambio di un favore da parte del carabinieri, cioè quello di adoperarsi con un funzionario dell'Agenzia delle entrate di Modena, che non è ancora stato identificato: il carabiniere, secondo l'accusa, avrebbe dovuto incontrarlo e spingere per pilotare in favore di A. B. una procedura di verifica fiscale. Il terzo militare coinvolto nell'indagine, sempre secondo le indagini condotte dagli inquirenti, avrebbe invece persuaso una ditta che opera nel settore delle intercettazioni telefoniche, a rivelare notizie che sarebbero dovute restare segrete. 

Questo quanto si legge nell'ordinanza di custodia, redatta dal gip Eleonora De Marco: "Pur condividendo le valutazioni in ordine alla gravità dei costumi dell'ex ufficiale, si rileva come il medesimo, privato della sua funzione pubblica ha possibilità ridotte di reiterazione della condotta criminosa. Per arrestare la sua propensione ad accompagnarsi con persone pregiudicate, e comunque sfruttare a fini illeciti l'influenza costruita con la sua pregressa attività, la misura dell'obbligo di presentazione ala firma". Stando alle interecettazioni raccolte dagloi investigatori, L'ex comandante della stazione di Peschiera si sarebbe sempre mostrato pronto ad assecondare le richieste che gli venivano fatte in cambio di favori. 

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