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Epidemia di polmonite: il ceppo di legionella nei malati è lo stesso del Chiese

Resi noti i risultati delle analisi condotte dall'Istituto superiore di Sanità. Escluse dalla lista dei colpevoli le torri di raffreddamento.

A diversi mesi dall'epidemia di polmonite batterica (registrati 878 casi dal 1 settembre all'8 ottobre) che ha colpito la Bassa Bresciana, ma pure l'Alto Mantovano, non ci sono ancora risposte certe sulle cause del contagio e della malattia. Le autorità sanitarie invitano ancora una volta alla prudenza, sottolineando come, per avere delle risposte certe, ci vorranno ancora altri due anni.

Intanto, però, si possono escludere le torri di raffreddamento dalla lista dei colpevoli per il diffondersi della legionella, batterio che avrebbe originato in alcuni casi la patologia. Stando alle analisi condotte dall'Istituto superiore di Sanità il ceppo della legionella isolata nelle torri è diverso da quello riscontrato nei campioni delle persone risultate positive a tale batterio.  
In particolare dei 308 campioni di materiale respiratorio umano analizzati (su un totale di 878) solo 103 sono risultati positivi alla legionella, ma di siereotipi differenti e comunque diversi da  quelli trovati negli impianti industriali.

L'unica corrispondenza stando alle analisi - è con i ceppi clinici isolati nell'acqua del Chiese nella zona di Montichiari, Remedello e Carpendedolo, che sarebbero molti simili a quelli riscontrati nei pazienti infetti. Dunque il principale indagato per l'epidemia resta il corso d'acqua che attraversa la provincia bresciana. 

Si tratterebbe di legionella di tipo 2, che non sarebbe mai stata documentata prima in letteratura. Ecco perché le indagini per capire le cause dell'epidemia sono così complesse. Un fenomeno che le autorità sanitarie, durante un convegno avvenuto nella sede dell'Ats bresciana, definiscono fuori da ogni schema, per l'atipicità dei ceppi, ma anche per le vaste dimensioni della zona dove è avvenuta l'epidemia. 

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