Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Tangenti per sconti e favori: ammissione clamorosa dei funzionari della Finanza

Proseguono gli interrogatori e gli accertamenti nell'ambito della maxi-inchiesta su corruzione e false fatture: due finanzieri hanno ammesso di aver preso tangenti

Tangenti sostanziose in cambio di “sconti” (anche milionari) sulle tasse da pagare, e controlli fiscali meno severi: è questo il filone dell'indagine che coinvolge anche funzionari e dirigenti della Guardia di Finanza, nell'ambito della maxi-inchiesta che ha coinvolto, a vario titolo, più di 200 persone, con accuse di mafia, corruzione, falsa fatturazione e altro ancora.

Come scrive il Giornale di Brescia, il vicecomandante della tenenza della Guardia di Finanza di Pisogne, Antonio Pavone, avrebbe ammesso di aver intascato una mazzetta di 5000 euro. Il finanziere però avrebbe poi dichiarato di aver preso i soldi, ma di non aver poi fatto nulla di illecito, niente di contrario ai “doveri d'ufficio”.

Indagini e tangenti

I soldi in questione si riferirebbero ai “movimenti” di Alessandro e Cesarino Medici, titolari della Impala Srl e tutti e due arrestati, che si sarebbero mossi per conto di un altro imprenditore, Nicolò Chierolini, e del finanziere di Brescia Francesco Liguoro.

Proprio Liguoro giovedì è stato nuovamente interrogato, e per altre quattro ore: era già stato ascoltato martedì. Su di lui pendono diversi capi d'accusa. Nel corso dei lunghi interrogatori, avrebbe ammesso di aver accettato parte della tangente da 65mila euro, in cambio di sconti milionari sulle tasse, da parte di Giovanni Fervorari, imprenditore di Sale Marasino. Sia Pavone che Liguoro sono in carcere: il primo ha già chiesto gli arresti domiciliari.

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