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Brescia, inchiesta shock sull'inquinamento della falda: "Ci sono fonti sconosciute"

Al termine di due anni di lavoro Arpa ha presentato il “Modello” per lo studio della contaminazione a Brescia: oltre alle fonti confermate, ce ne sono di sconosciute

Non solo Pcb e Caffaro, aziende cittadine e la Valtrompia: in città ci sono delle sorgenti di inquinamento e contaminazione ancora sconosciute. Questo è quanto emerge al termine dei due anni di lavoro dell’Arpa che sono serviti per completare il “Modello idrogeologico di flusso e trasporto della contaminazione” relativo al Sin Caffaro, il Sito di interesse nazionale che purtroppo non ha bisogno di presentazioni.

Era stato proprio il Commissario Roberto Moreni a chiedere che venisse effettuato un nuovo e più approfondito studio, che ora sarà strumento tecnico utilissimo per valutare e programmare tutte le future operazioni di bonifica. Ma intanto il tempo passa, e l’acqua (contaminata) continua a scorrere: l’emergenza Caffaro presto compirà 18 anni.

l dettagli del “Modello”

Lo studio entra nel merito della “mappa” della contaminazione di Brescia città, e dei “percorsi” della detta contaminazione: analisi del sottosuolo, della falda, gli spostamenti e i flussi d’acqua. Una sorta di check-up aggiornato della situazione, da cui si evince come le criticità più diffuse riguardano ancora i Pcb, i celeberrimi policlorobifenili, e poi il cromo in particolare quello esavalente, e solventi di vario tipo.

E le fonti della contaminazione? Caffaro a parte, sono fonti accertate anche la Baratti, la Forzanini, l’Oto Melara, l’ex Pietra. Ma pure aziende e realtà produttive della Valtrompia, che avrebbero contaminato la falda e dunque l’acqua che poi raggiunge anche Brescia.

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