Guanti e mascherina, paure e speranze: così l’Italia prova a ripartire

A pochi giorni dalla fine del lockdown, un breve viaggio nell’Italia che riparte dalla Lombardia al Veneto: storie e paura, voglia di ricominciare, controlli e sicurezza

Peschiera, Manuela e Federica della libreria "La Tana del Lupo" © Bresciatoday.it

C’è una linea immaginaria che divide il lago di Garda tra la Lombardia e il Veneto: la prima è la regione che ha pagato il prezzo più crudele al Covid-19, con 75.732 casi e 13.772 morti (al 30 aprile); la seconda è la regione che ha avuto uno dei primi focolai (a Vò Euganeo) ma allo stesso tempo è una di quelle del “miracolo”, con casi e decessi relativamente contenuti, e che proprio per questo è una di quelle che vorrebbe ripartire per prima. Manca davvero poco ormai, una mancata di giorni alla fine del lockdown: il 4 maggio è alle porte, e come riferito dal premier Giuseppe Conte sono più di 4 milioni e mezzo i lavoratori che riprenderanno la loro attività. In sicurezza, si spera.

L’Italia che prova a ripartire

Qualcosa in realtà è già cambiato da un paio di settimane: è dal 14 aprile che alcuni negozi hanno potuto riaprire, e tante persone (anche in Veneto, la prima regione del Nord che ha abolito i 200 metri di distanza massima per le passeggiate fuori casa) hanno ripreso a riempire le strade. Dal 4 maggio, come detto, tutto dovrebbe riaprire, o quasi. In Lombardia nel segno delle “quattro D”, come annunciato a suo tempo dal bresciano Davide Caparini, assessore regionale al bilancio: D come distanziamento sociale, D come diagnosi con i tamponi e i test sierologici, D come digitalizzazione e smart working, D come dispositivi (mascherine e guanti).

Libreria alla finestra, in sicurezza

Nel frattempo in Veneto le librerie hanno già aperto. Più o meno: a La Tana del Lupo di Peschiera del Garda, i libri sono venduti solo alla finestra. “Non è ancora il tempo di riaprire senza pensare alle conseguenze di una situazione che crediamo ancora critica – spiegano le titolari, Federica Tonin e Manuela Cherchi, in pista dal 2018 – Non è solo un problema economico, perché vogliamo proteggere noi stesse e i nostri clienti”. In Veneto è due settimane che sono ripartiti i mercati all’aperto: uno dei primi proprio sul Garda, a Lazise. In questi giorni tocca anche alla Lombardia: un metro di distanza, un solo ingresso e una sola uscita, controlli delle forze dell’ordine.

Guanti e mascherine: così ripartono i negozi

Da un paio di settimane in Lombardia hanno aperto anche i negozi di vestiti per bambini. “Per cominciare abbiamo aperto solo la mattina: una persona alla volta, guanti, mascherina e gel igienizzante – dice Michela Zoccarato, la proprietaria di Primi Baci in Corso Martiri della Libertà a Brescia – La gente è ancora un po’ spaventata, e lo siamo anche noi. Tutti vogliamo ripartire, ma non c’è da avere fretta: lo potremo fare solo rispettando le misure di sicurezza”.

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Frutta e verdura per quattro province

Anche in Lombardia ovviamente c’è qualcuno che non ha mai chiuso, come i supermercati e i negozi di alimentari. In Via Orzinuovi a Brescia c’è l’ortomercato, il secondo mercato ortofrutticolo della regione che serve 4 province (anche Bergamo, Cremona e Mantova) e vende più di 75mila tonnellate di frutta e verdura ogni anno. “Abbiamo deciso di chiudere l’accesso al sabato per i privati – spiega il direttore Marco Hrobat – e dilazionare gli ingressi durante la settimana, in collaborazione con la Polizia Locale. Chiunque entra deve dichiarare che non ha la febbre e non è in quarantena. E a tutti diamo guanti e mascherine”. 

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