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Carlo Galli a Brescia: «Stato sociale e società pluralista»

Secondo appuntamento al Teatro Sancarlino per 'Crisi economica e nuove sfide'. Il politologo Carlo Galli e la situazione politica ed economica, italiana e internazionale: "Economia senza controllo, nessuno la può governare"

Il Teatro Sancarlino ospita il secondo appuntamento con il tris di incontri organizzato dalle Fondazioni Trebeschi e Piccini ‘Crisi economica e nuove sfide’, con un ospite di riguardo e di fama sovranazionale, il politologo Carlo Galli. Il nuovo esecutivo di Mario Monti prende forma concreta giorno dopo giorno, mentre da tutte le parti si discute di spread e di Bond tedeschi e il mondo occidentale si accorge che forse il capitalismo buono non esiste proprio. “Questo è il risultato dell’età globale – spiega il professor Galli, docente all’Università di Bologna – dove non esiste più un’economia a somma positiva ma abbiamo invece un’economia senza freni, in cui è venuto meno uno dei più grandi antagonisti del mercato, lo Stato”.

Lo scontro aperto è tra le elite politiche nazionali e le elite finanziarie mondiali, con le prime che soccombono rispetto alle seconde. “Lo Stato Sociale è stato il momento di massima collaborazione tra Stato ed economia, il compromesso con il capitale e la grande massa dei cittadini. Gli Stati europei nel dopoguerra sono riusciti a investire molto nel sociale fino a che la destra non ha fatto saltare tutto, quando Reagan e la Thatcher hanno mandato all’aria questo tipo di società”. Oggi siamo quindi arrivati nel pieno dell’economia senza controllo: “Nessuno sa indirizzarla, nessuno sa governarla. Ma i guadagni sono così impressionanti che vale la pena rischiare”.

Tra una riuscita metafora del capitalismo distruttore, come il DNA che resiste ai millenni e alle estinzioni, Carlo Galli parla anche di Karl Marx: “Il capitalismo occidentale sta perdendo le sue basi materiali soggiogato dal capitalismo finanziario. Come è scritto ne Il Manifesto il capitale non è una potenza produttiva ma una potenza smaterializzante, con tutte le conseguenze del caso. Il capitalismo non muore ma rinasce, e si sposta nella perfetta indifferenza”. Ma l’Italia come sta? “Il capitalismo italiano è sempre stato molto debole e molto protetto, ha sempre avuto bisogno dello Stato per sopravvivere. Tanto che non si è mai avuta una vera competizione tra capitali a fronte invece di una costante competizione tra lavoratori”.

La teoria di Galli segue una logica precisa, e richiama i problemi già sottolineati nel primo incontro del Sancarlino: la crescita zero, il futuro precario, la svalutazione di tutti i prodotti italiani, dall’industria ai servizi. “Perché siamo così deficienti rispetto ai veri bisogni di cui sopra? Bisogna restaurare lo Stato Sociale e fare di questa società una società pluralista, un pluralismo di parti e un pluralismo di interessi. Negli ultimi anni c’è stata una parte sola che ha sempre proclamato di essere il popolo, un’avventura politica che si è conclusa proprio per la scelta infelice di voler cavalcare il mercato, mescolando liberalismo confuso e liberismo sfrenato”.

“Il bene più minacciato è proprio la capacità di progettare il proprio avvenire. Il giovane di oggi non ha la possibilità di immaginare il suo futuro”.

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