Tito Boeri al Sancarlino: «Crisi? Vicini al punto di non ritorno»

Primo appuntamento del ciclo di incontri 'Crisi economica e nuove sfide'. In Corso Matteotti l'intervento del celebre economista: "Quanti errori della politica, questo Governo è incapace di reagire"

Dal 1995 ad oggi l’Italia ha perso 23 punti percentuali di Pil rispetto a Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Dal 1995 oggi il Belpaese ha reagito male sia durante le fasi di espansione economica sia durante le fasi di recessione. Dal 1995 ad oggi il reddito pro capite non è mai aumentato, nemmeno di un euro. Premesse doverose ma molto chiare per il lungo intervento di Tito Boeri al Teatro Sancarlino, primo incontro dell’iniziativa ‘Crisi economica e nuove sfide’, organizzata dalle Fondazioni Trebeschi e Piccini. “Ci abbiamo pensato qualche mese fa, quando la situazione non presentava le criticità attuali – ci spiega Fulvio Bertoletti presidente della Trebeschi – per indagare la grande trasformazione che negli ultimi 20 anni ha coinvolto il capitalismo e tutta la società globale”.

“Dobbiamo comprendere i nuovi scenari e i nuovi progetti di questo orizzonte cosmopolitico che lotta ogni giorno contro il ‘leviatano’ globale”. Dopo il turno di Boeri ci sarà il politologo Carlo Galli, infine anche l’ex ministro Vincenzo Visco. “Se non si avvicina l’economia alla gente non ci si avvicina a tematiche fondamentali come il lavoro, la giustizia sociale, la globalizzazione – aggiunge Giovanni Valenti della Piccini – Brescia è una realtà dinamica dal punto di vista economico, lo deve essere anche dal punto di vista del dibattito”. Il riferimento non troppo velato è al Festival dell’Economia di cui Tito Boeri è promotore e spesso organizzatore.

“Diventa difficile parlare di economia senza riferirsi all’attualità – esordisce così Boeri, docente bocconiano e articolista per Repubblica, oltre che direttore del portale lavoce.info – Stiamo assistendo ad una drammatica accelerazione della crisi, e se prima dell’estate i conti pubblici erano tutto sommato sotto controllo oggi le cose sono peggiorate di colpo”. Lo spread con i Bund tedeschi è veramente deragliato, perfino il confronto con la ‘cattiva’ Spagna aumenta le nostre preoccupazioni: “Rispetto ai Bonos spagnoli la nostra situazione relativa è regredita di 170 punti, e questo è avvenuto anche a fronte di evidenti errori della politica, dall’incapacità di reazione del nostro Governo”.

Gli errori di Tremonti, che ha ‘personalizzato’ le finanze pubbliche, e quelli di Berlusconi e i suoi discorsi vuoti, creando così un circolo vizioso e un gioco di aspettative con un solo messaggio di fondo: “Il Governo ha reagito in ritardo e con manovre insufficienti”. E così i Bot e i Btp sono diventati dei titoli spazzatura di cui anche le banche italiane vogliono fare a meno nonostante una gestione alquanto oculata in passato, con una durata media di otto anni e dunque in grado di resistere ai tanti umori del mercato.

“Anche l’entità crescente delle manovre è una conseguenza diretta dell’aver sempre reagito in ritardo, giocando addirittura la carta di rimandare la questioni ai Governi successivi, al 2013. Ottenendo in cambio solo una reazione negativa dei mercati, e aspettative sempre più grandi e sempre peggiori. Il debito pubblico italiano corre il rischio di diventare ingestibile, per il 50% è già in mano a investitori stranieri! Siamo in roll over, paghiamo i vecchi titoli emettendo nuovi titoli, mentre abbiamo raggiunto livelli di tassazione da Paesi nordici, accompagnati però da servizi tipicamente italiani.. Questa è crisi vera, siamo vicini al punto di non ritorno”.

Le soluzioni non sono molte, e meno che mai la decrescita felice di cui ogni tanto si discute. “Se non cresciamo potremmo essere costretti a ripudiare il debito, finendo così in una recessione pesantissima con contemporanea esclusione dai mercati finanziari”. E allora, che fare? “Se c’è una cosa in cui investire è proprio l’immigrazione. Visti per studenti stranieri, permessi temporanei per i lavoratori meno qualificati, la possibilità di accedere ai concorsi pubblici.. L’Italia ha bisogno di talenti per tornare a crescere, in tutto il mondo fanno a gara per attrarli a sé, noi facciamo di tutto per mandarli via”.

“Con una buona gestione dell’immigrazione è anche possibile abbassare il dislivello sociale, adesso la concorrenza sul lavoro è limitata alle fasce deboli, si salvano solo i ‘ricchi’. Non dobbiamo dimenticare l’esempio degli altri Paesi, dagli Usa alla Germania: gli immigrati hanno grandi idee, gli immigrati hanno tanta voglia di fare”.

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