Economia

A2A, Tarantini: "Senza la fiducia di Del Bono mi dimetto"

In caso contrario, ha dichiarato presidente del consiglio di gestione , "non ostacolerò il cambiamento e non mi appiglierei a strumenti giuridici"

Graziano Tarantini, presidente del consiglio di gestione di A2A, è disponibile a un passo indietro qualora la fiducia del Comune di Brescia venisse meno. Se il neo sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, non dovesse confermare la fiducia "sicuramente" rimetterei il mandato, ha detto dopo l'assemblea di A2A, confermando che a breve lo incontrerà. "Qualora avvertissi una sorta di raffreddamento o di non fiducia non ostacolerò il cambiamento e non mi appiglierei a strumenti giuridici perché la fiducia è cosa troppo seria".

Tarantini, nominato dalla precedente giunta di centrodestra, ha difeso la bontà della sua gestione e la sua "autonomia" dalla politica "dimostrata con i fatti" come accaduto "in tema di dividendi". Quello di rimettere il mandato è comunque "un problema che non sento". "Con il sindaco ci incontreremo a breve, discuterò, cercherò di essere convincente su quello che penso della società, l'azionista avrà le sue idee e se coincidono si andrà avanti".

In caso di 'sfiducia' Tarantini ha comunque escluso di fare causa all'azienda come fece Renzo Capra (vincendo) dopo essere stato rimosso prima della fine del mandato dal precedente sindaco di Brescia, Adriano Paroli, che lo sostituì con Tarantini. "Non farei mai un'azione di questo tipo, voglio troppo bene all'azienda".

Tarantini ha difeso il suo operato sia come presidente della sorveglianza, dove ha raccolto la "difficilissima eredità" di Capra, sia come presidente del consiglio di gestione, contribuendo ad eliminare "l'altissima litigiosità" tra i due consigli "che bloccava l'azienda", rivendicando "un ruolo significativo" nella soluzione del riassetto di Edison e invece 'smarcandosi' dall'acquisto di Epcg in Montenegro sui cui "dal punto di vista industriale ho sempre avuto dei dubbi".


Tra i suoi meriti anche quello del piano industriale di novembre "approvato all'unanimità" e seguito dopo tre settimane da un'emissione obbligazionaria da 500 milioni di euro che ha avuto una richiesta "di 4 miliardi, pari all'intero nostro debito", a riprova, secondo tarantini, della fiducia dei mercati nella solidità dell'azienda.

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