Venerdì, 14 Maggio 2021
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L'addio di Baggio alla Federcalcio: per il Brescia una nuova speranza

"Non mi è stato permesso di lavorare": il divin codino dice addio alla carica di presidente del settore tecnico. Nei giorni scorsi il Brescia aveva fiutato l'aria offrendogli un posto da dirigente

Roberto Baggio sbatte la porta. Dice basta al suo ruolo di presidente del settore tecnico della Federcalcio - affidatogli ad agosto 2010 dopo il crac Mondiale e ora in scadenza - e lo fa lanciando accuse pesanti. Alle quali risponde subito Giancarlo Abete.

"Non mi è stato permesso di lavorare: il mio programma di 900 pagine è rimasto lettera morta. Sono stati stanziati 10 milioni di euro, ma al momento non ho ricevuto ancora un soldo. Ne traggo le conseguenze, non sono più disponibile ad andare avanti ", annuncia l'ex campione al Tg1.

"Baggio è un grande uomo, ma non ha mai sentito suo quel ruolo: non lo gratificava. E gli ha dedicato un impegno relativo", la replica del presidente federale,. Un addio che fa scalpore, un 'coupe de teathre'. Ma paradossalmente non una sorpresa, dopo le voci di contrasti, divisioni, addii.

Così i il Brescia nei giorni scorsi aveva avanzato le sua candidatura a riprendersi il 'Divin Codino' come dirigente, fiutando il divorzio nell'aria dopo quasi due anni di amore mai sbocciato. Divorzio che Baggio aveva preannunciato ad Abete il 14 novembre a Parma, in occasione di Italia-Francia. Doveva rifondare il settore tecnico con un colpo di classe, lui che in campo aveva sempre deliziato e sorpreso tifosi e avversari. Stavolta però la giocata non è andata in gol, non ha messo d'accordo sostenitori e detrattori.

Da quando fu chiamato da Abete su indicazione di Renzo Ulivieri, per raddrizzare con Prandelli, Sacchi e Rivera il calcio italiano dopo il crac al Mondiale 2010, le cose non sono mai andate come tutti - protagonisti e osservatori - si aspettavano. Sedici mesi per scrivere un programma di 900 pagine, le critiche per aver cooptato nell'esecutivo il suo manager-ombra Vittorio Petrone, e soprattutto per esser latitante in consiglio federale ("é stato presente una media di una ogni 8 o 9 riunioni", dice ora Abete), né aver mai reso pubblico con una conferenza le linee guida del suo programma, come aveva fatto ad esempio Arrigo Sacchi come coordinatore delle nazionali giovanili.

Dall'altra parte, un malumore mai confessato quasi fosse ospite scomodo, come alla fine ha rivelato l'ex Pallone d'Oro. "Il consiglio federale? Non avevo diritto di voto - la difesa di Baggio - e ho capito che era inutile stare ad assistere a riunioni che nulla avevano a che fare con il mio incarico di presidente del settore tecnico. Faccio un esempio: quando abbiamo presentato il progetto, abbiamo fatto cinque ore di anticamera e abbiamo avuto un quarto d'ora per presentarlo. E' stato approvato, sono stati stanziati 10 milioni, e sono grato al presidente Abete. Ma purtroppo al momento non ho ricevuto i fondi, e tutto è rimasto sulla carta".

Lo stanziamento è stato in realtà di 3 milioni, la Lega Dilettanti ha avviato la creazione di un centro tecnico federale giovanile in ogni regione. Ma "é stato Baggio - precisa Abete - a non voler fare il passo successivo, quello più importante: non ha lavorato al progetto di fattibilità. Senza, non si poteva andare avanti".

Abete spiega che in realtà quel progetto era sbagliato in partenza ("si occupava di scouting di giocatori, che spetta ad altri, non di formazione di tecnici: abbiamo concordato le modifiche "), e soprattutto che l'impressione era che Baggio pensasse ad altro. Ad allenare o a fare il dirigente altrove, come testimoniano i corsi di allenatori frequentati e - dicono i critici - il patentino ad honorem dato ai consiglieri del suo direttivo tra cui Petrone.

"Se abbiamo parlato a Baggio della presenza del suo manager? Sì, con Baggio e con Petrone, visto che era impossibile farlo con uno senza farlo con l'altro... Il rapporto fiduciario era forte, naturale". "Al mio progetto - accusa però Baggio - hanno lavorato 50 persone per un anno: volevamo rinnovare dalle fondamenta la formazione di chi insegna calcio ai bambini e a i ragazzi con l'obbiettivo di crescere buoni calciatori ma soprattutto buoni uomini. Oggi più che mai l'etica e i valori devono diventare i punti fondamentali nell'educazione e nell'insegnamento anche nel calcio". Di fatto, Baggio si ferma qui.


"Non amo le poltrone, amo fare. A malincuore dico addio. E non è un addio definitivo al calcio: sono sempre a disposizione per qualunque iniziativa, per quello che rimane nonostante tutto lo sport più bello del mondo". "Se non fa scelte diverse, il mio auspicio è che la collaborazione continui su progetti mirati", controreplica Abete. Al di là del rapporto personale, qualcosa però pare irrimediabilmente rotto.

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