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Emergenza siccità, il punto di non ritorno: "Il fiume Chiese è morto"

La provocazione degli ambientalisti, le immagini impressionanti

A volte basta davvero una foto: "Il fiume Chiese è morto, da oggi non esce più acqua dal lago d'Idro". Lo scrive il comitato Gaia di Gavardo: "Molto spesso le immagini sono più forti di cento assemblee e mille manifestazioni - spiega il presidente Filippo Grumi - ed è un po' la sintesi di quello che abbiamo tentato di dire in queste settimane. I fiumi non sono un bancomat dove prelevare acqua quando serve, il discorso va capovolto: prima l'acqua deve restare nei fiumi, i fiumi devono restare vivi. Solo una volta che abbiamo garantito la vita nei fiumi - la vita dei pesci, della fauna, delle piante, delle falde - allora poi possiamo prelevare quello che ci serve per l'agricoltura, l'industria e l'energia".

Il fiume Chiese è morto

Il fiume Chiese è morto, scrivono gli ambientalisti: il riferimento è alla carenza d'acqua ormai irreversibile. Anzi, più tecnicamente, al fatto che l'acqua del lago d'Idro (da cui il fiume Chiese ha origine) non basti più a svolgere la sua funzione naturale. L'emblema di una siccità di cui si parla ormai da anni, e che in Lombardia ha già avuto delle pericolose anticipazioni nell'ultimo decennio, nel 2015 e nel 2017 ma anche nel 2019. Ieri come oggi vennero emanate ordinanze per ridurre il consumo, si parlava della "crisi" dei livelli del lago.

"In questi anni si è fatto solo un discorso al contrario - continua Grumi - ovvero abbiamo tutti prelevato dai fiumi, e basta. Ma i fiumi sono come un donatore di sangue: le loro acque devono essere sane, e se non lo sono è colpa nostra, e quando sono donate devono essere nella misura giusta per non far morire il fiume che queste acque ci dona. Abbiamo prelevato da ovunque: fiumi, laghi e mari, tutto quello che ci serviva, senza mai preoccuparci se quello da cui abbiamo prelevato è rimasto vivo. Oggi il fiume Chiese è morto: e se muore un fiume, moriamo anche noi. Non c'è altro da aggiungere".

La situazione del fiume Po

Intanto anche l'Autorità distrettuale del fiume Po ribadisce: resta grave l'emergenza siccità che interessa la Pianura Padana. "Tutte le stazioni di monitoraggio dei livelli delle portate del fiume Po - si legge in una nota - sono ancorate al di sotto delle quote minime dei flussi. Le precipitazioni, cadute in modo disomogeneo e talvolta sotto forma di fenomeni violenti e grandine, si sono rivelate scarse: le temperature, dopo un temporaneo abbassamento, sono tornate sopra gli standard stagionali e con stimata tendenza all'aumento ulteriore, già nei prossimi giorni".

Buone notizie, poche, arrivano dai grandi laghi: le piogge sui crinali alpini e i rilasci contestuali dagli invasi idroelettrici hanno infatti permesso di mantenere o incrementare la capacità di invaso dei laghi Maggiore (+13 cm sopra lo zero idrometrico) e Garda (+57 cm), che ricordiamo sono i principali serbatoi per l'approvvigionamento del Po. "Da segnalare - si legge ancora nel comunicato dell'Autorità distrettuale - anche l'apporto ulteriore dell'acqua proveniente dal lago d'Idro". Ma l'equilibrio è delicato, la situazione drammatica.

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