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Elezioni comunali e referendum: chi ha vinto e chi ha perso

Affluenza ed exit poll permettono prime analisi. Meloni spera nel "sorpasso di lista" su Salvini (primo grande sconfitto del flop referendario) per imporsi come leader nel centrodestra. A Letta "basterebbe" essere primo partito in Italia. I prossimi quindici giorni verso i ballottaggi saranno aspri: non una buona notizia per il governo Draghi

Certo, bisognerà aspettare i risultati dello spoglio delle amministrative, e soprattutto i voti di lista, per capire chi ha vinto e chi ha perso davvero questa tornata elettorale a livello nazionale. Ma affluenza ed exit poll forniscono già un primo quadro e permettono prime analisi. Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni? Domenica sera hanno chiuso alle ore 23 i seggi per i 5 quesiti referendari e per il rinnovo degli organi elettivi in 971 comuni. Subito dopo la chiusura, sono partite in tutte le sezioni le operazioni di riscontro, ovvero l'accertamento del numero di coloro che hanno votato e il conteggio del numero delle schede rimaste nella cassetta, per accertare che il loro numero corrisponda con quello degli elettori della sezione che non hanno votato. Compiute le operazioni di riscontro, appena chiusi i seggi è iniziato lo scrutinio (ormai superfluo) per i referendum abrogativi; invece quello per la tornata amministrativa inizierà alle ore 14 di oggi. Ci sono però i primi segnali degli exit poll.

I primi risultati

A Palermo in base all'exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai il candidato Roberto Lagalla (centrodestra) raggiunge una forchetta del 43-47%. In base alla legge regionale sarebbe nominato sindaco, niente ballottaggio. Al secondo posto Franco Miceli (centrosinistra) con il 27-31%. A Genova il candidato Marco Bucci (centro-destra) raggiunge una forchetta del 51-55%, seguito da Ariel Dello Strologo (centrosinistra) con il 36-40%. A Catanzaro  il candidato Valerio Donato (Fi-Lega) raggiunge una forchetta del 40-44%, seguito da Nicola Fiorita (Pd-M56) con il 31-35%. A Parma il candidato Michela Guerra (centro-sinistra) raggiunge una forchetta del 40-44%, seguito da Pietro Vignali (centro-destra) con il 19-23%. A L'Aquila Pierluigi Biondi (centro-destra) raggiunge una forchetta del 49-53%, seguito a distanza da Stefania Pezzopane (centrosinistra) con il 23-27%. A Verona sempre in base all'exit poll il candidato Damiano Tommasi (centro-sinistra.) raggiunge una forchetta del 37-41%, seguito da Federico Sboarina (centro-destra) con il 27-31%. L'affluenza media nazionale per le elezioni comunali è stata del 54 per cento.

Flop totale invece per i referendum. Quorum dell'affluenza lontanissimo, meno del 21 per cento rispetto al 50 necessario. In base all'exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai ci sono però le indicazioni si/no per i 5 referendum, utili - come vedremo - per una prima analisi sul peso avuto dai singoli partiti nella campagna elettorale:

  • - n.1 ABOLIZIONE LEGGE SEVERINO SI 52-56 NO 44-48
  • - n.2 LIMITAZIONE CUSTODIA CAUTELARE SI 54-58 NO 42-46
  • - n.3 SEPARAZIONE CARRIERE MAGISTRATI SI 67-71 NO 29-33
  • - n.4 VALUTAZIONE SU OPERATO MAGISTRATI SI 67-71 NO 29-33
  • - N.5 ABOLIZIONE RACCOLTA FIRME ELEZIONI CSM SI 66-70 NO 30-34

I "sì" prevalgono nel quesito sui consigli giudiziari, sul metodo di candidatura al Csm e sulla separazione delle carriere. Meno, molto meno, in quello sulla legge Severino e sulla custodia cautelare. Una "vittoria" della parte di cittadini che preferisce che la severità verso i politici, punita con l'incandidabilità anche dopo una sentenza di primo grado, rimanga così com'è; e che il potere delle Procure di imporre il carcere preventivo non sia toccato. Nessun tracollo di consenso per la magistratura, malgrado alcuni scandali, dunque. I cinque quesiti sulla Giustizia scivolano via leggeri, senza lasciar traccia.

Chi ha vinto e chi ha perso dunque?

Il primo grande sconfitto rischia di essere Matteo Salvini. Il referendum sulla giustizia, promosso da Lega e Radicali, fallisce facendo registrare l'affluenza più bassa della storia repubblicana: ha votato circa il 20% degli aventi diritto. Nonostante fosse chiaro che i cinque quesiti avessero appeal molto relativo e che la bocciatura di quelli su eutanasia legale e coltivazione della cannabis, da parte della Corte costituzionale, avesse stroncato in partenza la consultazione, il risultato è pesante per Matteo Salvini, che dopo mezzanotte si limita a un tweet: "Grazie ai 10 milioni di italiani che hanno scelto di votare per cambiare la giustizia. È nostro dovere continuare a far sentire la loro voce!". Analizzando i flussi locali, la partecipazione più massiccia è stata registrata al Nord, con le percentuali migliori in Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia, Liguria e Piemonte, tutte regioni amministrate dal centrodestra. Un traino che non poteva bastare a Salvini e Berlusconi. Nel 2016 era stato Renzi a politicizzare una tornata referendaria, anche se in quel caso non era un referendum abrogativo. Stavolta è stato Salvini. Non ha portato bene a nessuno dei due.

Sconforto si nota in alcuni big leghisti che non nascondono il nuovo passo falso del leader, alle prese con una crisi ormai di lunga data, figlia del calo dei consensi e di una serie di passaggi politici non particolarmente graditi all'interno del movimento  di via Bellerio. La Lega era tra i promotori della consultazione fallita, un comunicato dà la colpa al “silenzio dei media”. Il consiglio federale urgente di oggi finisce sotto la lente d'ingrandimento. Il futuro della Lega, e del suo segretario, dipenderà anche dall'esito delle amministrative ma è inevitabile che del tonfo dei referendum si parlerà anche stamattina, nel corso di un consiglio federale convocato venerdì. La linea di Matteo Salvini è quella di prendersela con il governo e con i mezzi d’informazione. Non è chiaro se basterà a non allargare le prime crepe che si stanno formando intorno alla sua leadership tanto nella Lega quanto nel centrodestra tutto.

Sul fronte delle amministrative, chi può sorridere? Le note positive per il centrodestra sono senz'altro Roberto Lagalla, che potrebbe essere il nuovo sindaco di Palermo già al primo turno. E poi Marco Bucci e Pierluigi Biondi, a un soffio dalla rielezione, quasi scontata, a Genova e L'Aquila. Il centrosinistra riceve buoni segnali dall'exploit di Damiano Tommasi, che a Verona - roccaforte di destra - è primo, davanti a varie destre divise e litigiose. Per il centrosinistra è di tutto rilievo anche il risultato di Michele Guerra a Parma, che dovrebbe riportare la città a sinistra dopo dieci anni di Federico Pizzarotti. A Parma l’aspirante sindaco del Pd avrebbe in cascina quasi il doppio dei voti rispetto al candidato di FI e Lega.

Lo spoglio darà gli altri verdetti, su cui nulla si può dire al momento, nelle città non coperte dagli exit poll: sono tante, e tra esse 26 capoluoghi in tutto, come Taranto, Messina, Lodi, Como. Il centrodestra parte da 18, il centrosinistra da 5.

I partiti e i voti di lista

Enrico Letta (Pd) spera che da queste elezioni il Pd esca primo partito in Italia, basterebbe un decimale sopra la Meloni per fargli considerare un successo le elezioni del 12 giugno. Ma la realtà è che a Palermo, Genova e L'Aquila vanno al centrodestra e pure e Verona e Catanzaro, se il centrodestra si ricompattasse, sono a serio rischio. La sorpresa di Tommasi largamente in testa a Verona (sostenuto da Pd, 5s e Calenda, ma non da Renzi che sta con Tosi), è però una buona notizia. Letta nella fase di commento punterà forte sul flop di Matteo Salvini sui referendum, provando a evidenziare che alle elezioni politiche del 2023 la sfida sarà solo tra lui e Meloni. "Gli elettori non si sono fatti prendere in giro, i votanti al referendum sono meno di quelli dei partiti promotori", fanno il punto il leader dem e i suoi. Ma in tanti tra i dem analizzano con freddezza i risultati dell'alleanza con il M5s: "L'impressione che il Pd regga bene anche al nord - dice Alessandro Alfieri il coordinatore dell'area riformista - fa da contraltare alla sensazione che laddove i 5 stelle possano essere decisivi, come al Sud, vengano a mancare e ciò deve farci riflettere". La nuova coalizione con i 5 stelle per proporre un'alternativa alle amministrazioni in carica a Genova, L'Aquila e Catanzaro non ha sfondato, ma nessuno forse ci credeva davvero. E strappare Verona alla destra sarebbe simbolicamente una vittoria importante per il campo Pd-M5s, forse "il titolo" di tutta la tornata elettorale delle comunali.

E a destra? Le vittorie al primo turno a Genova e Palermo sono una quasi certezza, e sono una buonissima notizia per l'unità della coalizione. Oggi l'attesa è però tutta per i dati delle liste. Fratelli d'Italia spera di superare gli altri partiti del centrodestra per ottenere nelle urne, e non solo nei sondaggi, quella leadership della coalizione che Giorgia Meloni rivendica ormai da mesi. Se il sorpasso ci sarà anche in molte città del Nord, in particolare a Verona, Como e Alessandria, dove la Lega è tradizionalmente ben più radicata di Fratelli d'Italia, certo è che Salvini ne uscirebbe indebolito. E Meloni, in ogni caso, farà di tutto per rimarcare che la "sconfitta" referendaria è un po' più della Lega che sua: il suo partito infatti aveva dato indicazione di votare No ai quesiti sulla Severino e sulla custodia cautelare. E le percentuali più basse del sì sono proprio su questi due punti: "Vuol dire che i nostri sono andati a votare, Salvini non può darci la colpa del fallimento", ragiona un dirigente.

Nelle dichiarazioni odierne, a livello nazionale, tutti avranno vinto, come da tradizione. La certezza, forse l'unica, è che un centrodestra in vantaggio ma litigioso e diviso come non mai al suo interno significa instabilità per il governo Draghi.I prossimi quindici giorni di campagna elettorale saranno più aspri dei precedenti. La campagna elettorale per le elezioni politiche 2023 inizia oggi. Anzi, forse è già iniziata, perché buona parte della maggioranza pensa già al dopo Draghi.

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