Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

No al cemento a Desenzano: intervista a Rosa Leso

La coordinatrice del Circolo cittadino del Pd sull'annosa questione della riqualificazione del lungolago: dalle colate di cemento alle centinaia di nuovi appartamenti a mercato libero. "Sì alla riqualificazione ma senza snaturare il paesaggio circostante"

La spiaggia di Desenzanino

Il lungolago Battisti è pronto alla riqualificazione prevista? Il progetto non ancora avviato sembra disporre una nuova passeggiata lunga 500 metri per 4mila metri quadri, dal costo di circa cinque milioni di euro, alla quale si accompagnerebbe un altro pezzo di passeggiata questa volta a Rivoltella, di dimensioni più contenute e dai costi più ridotti (circa un milione di euro). E il do ut des non è forse sproporzionato? L’intero affaire del lungolago sarà sovvenzionato dalle spese dei privati che in cambio però avranno la possibilità di costruire centinaia e centinaia di appartamenti in terreno agricolo, appartamenti che ovviamente non saranno destinati a una vendita per così dire sostenibile, giovani famiglie o case popolari, ma saranno invece a mercato libero, anzi liberissimo. Ne abbiamo parlato con Rosa Leso, coordinatrice del Circolo del Partito Democratico di Desenzano del Garda: “Noi contestiamo questa scelta dell’amministrazione, contestiamo questo ulteriore consumo di terreno agricolo per costruire più di 250 appartamenti di cui Desenzano non ha assolutamente bisogno”.

Da tempo se ne parla e ora ecco che arriva la riqualificazione del lago. Ma è davvero necessaria?

Non vogliamo sicuramente fare i nostalgici o gli ideologici, una riqualificazione del lago è necessaria. Ma non siamo assolutamente d’accordo su questa scelta, che prevede una colata di cemento che va ad alterare anche quello che è l’habitat naturale e la fascia costiera, cancellazione della famosa spiaggia Feltrinelli compresa. Il lungolago va riqualificato ma solo come hanno fatto i paesi a noi vicini, come Salò o Peschiera, dove è stato rivalorizzato senza snaturare quello che è il paesaggio circostante. Il nocciolo della questione è semplice: soprattutto di questi tempi si può e si deve intervenire in maniera più sobria, perché sei milioni di euro non sono pochi, e si può fare meglio, magari collegando Desenzano con Rivoltella e completando la passeggiata. Farne solo dei pezzi non ha alcun significato.

E’ in corso una raccolta di firme, e presto forse si arriverà al referendum comunale..

Questa raccolta di firme è una raccolta di firme spontanea, ma ne sono state raccolte davvero tante. Noi stiamo lavorando per impostare una cosa concreta e importante, utilizzando lo strumento del referendum. Impostare il referendum vuol dire seguire tutta la procedura e arrivare a un numero di firme raccolte pari ad almeno il 10% degli elettori desenzanesi, dalle 2000 alle 2500 persone.

E poi c’è la sempre attiva associazione Desenzano Resiste!

Abbiamo sempre fatto parte di questo gruppo, nato dai cittadini e per i cittadini ma che al suo interno ha anche delle forze politiche, oltre agli esponenti del Pd ci sono quelli di Sel, dell’Idv.. ovviamente c’è anche gente che non ha tessera di partito ma che tiene alla salvaguardia del proprio territorio, come ambientalisti o altri gruppi e comitati, organizzati ma anche spontanei.

C’è stata la protesta dei caschetti al consiglio comunale, poi il raduno alla spiaggetta Feltrinelli dove si sono riunite più di 300 persone. Ci saranno altre iniziative di questo genere?

Io mi auguro che l’attenzione dei cittadini rimanga alta e sempre vigile per contrastare queste cose, e che si siano altre manifestazioni però non così sporadiche e limitate ai consigli comunali.

Il sindaco Felice Anelli ha già ribadito che ormai esiste “una sola strada che i Comuni possono seguire per realizzare opere pubbliche”. Ha ragione?

Non in maniera così forte. Il nostro territorio non può essere merce di scambio per la realizzazione di opere pubbliche: è vero che il Patto di Stabilità è stringente, è vero che i Comuni hanno sempre meno fondi, però è altrettanto vero che occorre avere anche un’idea di città, cosa che l’attuale amministrazione fino ad oggi non ha dimostrato di avere, ricorrendo anche ai piani integrati. Ricorrere in modo così indiscriminato ai piani integrati e agli oneri di urbanizzazione per fare opere pubbliche altro non significa che l’interesse pubblico è inferiore e prevale invece l’interesse privato. In altre parole, il privato chiama e il Comune risponde, quando invece dovrebbero essere valutate altre strade. Il privato legittimamente chiede, non che la richiesta del privato è uno scandalo, sta però all’amministrazione contrastare, correggere o modificare tali richieste, riportandole all’interno di una già citata idea di città, facendo valere quello che è l’interesse della comunità rispetto all’interesse del privato.

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