Venerdì, 17 Settembre 2021
Economia Cerveno

Riva Acciaio: lunedì riaprono gli impianti in tutta Italia

In 1.400 torneranno al lavoro, più di 400 nella sola Valcamonica. Dal Gip di Taranto garanzie alle banche per lo sblocco dei conti correnti

Si riaccendono gli impianti negli stabilimenti di Riva Acciaio che lunedì riprenderanno la produzione a Malegno, Sellero e Cerveno, così come nel resto d'Italia.

Un incontro di sei ore al ministero dello Sviluppo economico sblocca i conti della società dopo il sequestro da parte dell'attività giudiziaria. Il decreto per consentire la continuità produttiva, già pronto per la discussione al consiglio dei ministri, non è più necessario.

Al tavolo ci sono il ministro Flavio Zanonato, il custode giudiziario, Mario Tagarelli, l'amministratore unico di Riva Acciaio, Cesare Riva, il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante (sempre in rappresentanza del gruppo Riva) e gli istituti di credito.

L'accordo diventa possibile dopo che dal gip di Taranto arrivano le garanzie richieste dalle banche per riaprire l'operatività del gruppo, con la rassicurazione che i futuri incassi della società non saranno oggetto di nuovi sequestri. Anche le somme già sequestrate, circa 60 milioni, potranno rientrare nel ciclo dei pagamenti attraverso un percorso individuato durante l'incontro e condiviso dal giudice.

"Ci siamo impegnati, insieme al custode giudiziario, presenteremo un piano finanziario che ci consenta di utilizzare anche le risorse che sono sotto sequestro", spiega Ferrante al termine dell'incontro, che definisce "molto utile e positivo". Mostra soddisfazione anche il ministro parlando di un "risultato fondamentale", "già da lunedì prossimo 1.400 lavoratori potranno tornare sul posto di lavoro", dichiara. Zanonato racconta di aver lavorato in questi giorni ''con grande impegno e con la collaborazione di tutti per ottenere questo obiettivo'' e promette: ''continueremo a monitorare e a seguire la situazione per assicurarci che la continuità produttiva sia preservata''. La soluzione trovata rende superfluo un decreto specifico.


"Oggi non è necessario - afferma Zanonato - il problema è stato risolto all'interno della normativa vigente". Il ministro non chiude però completamente le porte a un intervento legislativo sulla materia. "Dobbiamo valutare - conclude - se serve comunque una norma che, in caso di sequestro, garantisca sempre la continuità dell'attività produttiva. Adesso ne parlerò in Consiglio dei ministri, noi avevamo una norma già pronta".

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