Banche bresciane poco attente alle esigenze delle imprese

BancaFinanza ha organizzato una tavola rotonda con i rappresentanti del mondo bancario e imprenditoriale bresciani. Secondo gli imprenditori chi decide sulla concessione dei prestiti sta troppo al computer e visita poco le aziende. Kuhn (Banca di Valle Camonica): Dobbiamo essere selettivi e accompagnare chi lo merita, non le imprese decotte che stanno sul mercato solo perché non pagano i fornitori

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

Le banche popolari e le Bcc sono migliori dei grandi istituti di credito. Non hanno dubbi gli imprenditori bresciani che nella tavola rotonda organizzata dal mensile finanziario BancaFinanza, le cui evidenze sono riportate nel numero in questi giorni in edicola, esprimono tutte le difficoltà di interfacciarsi con il mondo bancario. Le banche, soprattutto le filiali dei grandi istituti di credito, sono giudicate troppo attente ai requisiti formali per la concessione dei prestiti e poco predisposte a conoscere il singolo imprenditore, l'azienda e la sua storia.

Al forum erano presenti: Francesco Gabrielli, direttore di Artfidi; il direttore generale di Banca di Valle Camonica (gruppo Ubi), Stefano Vittorio Kühn; Enrico Mattinzoli, leader dell'Associazione artigiani; Francesco Bettoni, presidente della Camera di commercio di Brescia; Alberto Vidali, leader di Eba Brescia; Giuseppe Zucchetti,membro di Fedart e alcuni imprenditori (Antonio Antenucci, Nicola Manenti e Luigi Marchini).

Gabrielli, capo azienda di Artfidi, il confidi al servizio di tre associazioni di categoria lombarde che fanno riferimento a Casartigiani (l'Associazione artigiani di Brescia, appunto, la Libera artigiani di Crema e l'Unione artigiani di Lodi e Provincia), ha raccontato a banca Finanza che "Nel 2011 Artfidi ha sostenuto a Brescia 1.589 richieste di finanziamento per 112,8 milioni erogati: di questi il 44% viene dal Banco di Brescia e da altre realtà del gruppo Ubi, il 18,79% dalle Bcc.)". Secondo il direttore di Artfidi è consolante che solo il 6,61% delle istanze presentate in banca venga rifiutato, mentre il 15% circa è escluso dallo stesso confidi: quindi otto imprenditori su dieci che si rivolgono ad Artfidi concludono positivamente il loro percorso. Oggi l'artigiano chiede alle banche soldi da investire: dai 20,1 milioni nel 2009 (24,77% delle erogazioni nel 2009) ai 29,1 milioni del 2011 (39,23%).

Mattinzoli, presidente dell'Associazione artigiani di Brescia e consigliere di amministrazione di Artfidi, enfatizza i limiti del sistema bancario. A differenza di Artfidi, che è in grado di fare un'analisi perfetta delle aziende riuscendo a selezionare i progetti migliori, le banche erogano il credito basandosi ancora su vecchi metodi di analisi e non sulla valutazione di progetti strategici: "Hanno i loro software legati alla old economy». I funzionari delle banche, ha detto a BancaFinanza Mattinzoli, dovrebbero passare «Meno tempo davanti al computer e più ore nelle aziende. Così, dietro lo sportello, cominciano a capire anche di fabbriche e confidi».

Di parare opposto Kuhn, il direttore della Banca di Valle Camonica, che riconosce che alcune critiche sono adeguate ma precisa che "Stiamo lavorando per avere esperti nei settori in cui operano le nostre imprese clienti. Ma non è vero che la banca non conosce l'area in cui è radicata e gli imprenditori che vi lavorano. Su sei direzioni territoriali di Ubi, tre sono nel Bresciano. E hanno la loro fetta importante di potere e di autonomia nel rapportarsi con le imprese".

Resta aperta la questione del rating sulla cui base si decide l'assegnazione del fido. "Il rating - ha spiegato Kuhn a Banca Finanza - si forma anche sulla qualità di un'impresa e viene scritto dopo lo scambio di informazioni con gli imprenditori. La banca, prima di prestare le proprie risorse, vuole capire come va il settore nel quale opera l'impresa e qual è il piano di sviluppo dell'azienda. In poche parole: se chi ha preso i denari, saprà anche restituirli. Il direttore di filiale che dice sempre di sì agli imprenditori, non sempre è il migliore. Dobbiamo essere selettivi e accompagnare chi lo merita, non le imprese decotte che stanno sul mercato solo perché non pagano i fornitori".

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