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Madiha e la temerarietà dell'amore: lo squadrismo fascista non può vincere

L'editoriale

Centinaia di persone si sono ritrovate in strada a Rezzato per esprimere la loro solidarietà a Madiha Khtibari, barista di 36 anni - italiana di origini marocchine - vittima di un raid di estrema destra nella notte tra domenica e lunedì, quando un gruppo di squadristi è entrato nel caffè "Casablanca", spaccando bicchieri e bottiglie, scrivendo frasi razziste e sessiste contro la trentaseienne.

Lo squadrismo fascista si è sempre distinto per vigliaccheria. Il gruppo contro il singolo, il 'diverso', la donna indifesa (come non ricordare lo stupro di Franca Rame). Il crimine di Rezzato, perpetuato a ridosso del Giorno della Memoria, appare tanto più abominevole: non solo è stata presa di mira una donna la cui unica 'colpa' è quella di essere nata in un paese straniero, ma si è voluto mandare un messaggio mentre il mondo commemorava lo sterminio del popolo ebraico. Come se non fosse cambiato nulla, come se non avessimo imparato nulla: è la bestialità umana che gira l'angolo, cercando di tornare al punto di partenza.

Madiha non riesce a spiegarsi un simile attacco e adesso ha paura, giustamente. Ma, nella sua fragilità, mostra a tutti la forza più grande che alberga in ogni donna: l'altruismo di chi, per natura, è lo scrigno dove la vita trova perpetua e rinnovata accoglienza. Così, quando gli fanno sapere che è iniziata una raccolta fondi per aiutarla (già arrivata a quota 5.000 euro), lei risponde nel più candido dei modi :"Date quei soldi a chi è più sfortunato di me", e di colpo i miseri fascistelli che gli hanno devastato il locale scompaiono, annichiliti insieme alla loro violenza dall'amore per l'Altro, nel suo temerario splendore di fronte alla paura.

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