Brescia: Michele Orlando è il nuovo segretario provinciale del PD

Chiusa l'assemblea dei delegati: su 103 votanti 62 hanno scelto Michele Orlando, solo 35 l'uscente Pietro Bisinella. Vince la linea dell'accordo tra 'renziani' e 'sinistri'

Con 62 voti a 35 Michele Orlando è il nuovo segretario provinciale del Partito Democratico. Alle 18 e 30 esatte viene proclamato nella sala congressi del Museo Mille Miglia: una vittoria figlia dell’accordo ufficiale o meno tra i ‘renziani’ rappresentati da Antonio Vivenzi e i ‘sinistri’ che invece facevano capo allo stesso Orlando; per Pietro Bisinella, segretario uscente, i 35 voti del suo ‘zoccolo duro’. Prime dichiarazioni del neosegretario, tra politica nazionale (“il crollo dei tesserati e i disastri delle larghe intese”) e locale, “non va dimenticato che il voto che conta è quello delle primarie”. E ancora, “abbiamo detto rinnovamento, e rinnovamento sarà, contro ogni caricatura, per il vero cambiamento”. In attesa di quel “segnale nazionale” che tra qualche settimana “per forza di cose arriverà”.

Gli scherzi della storia. Nel giorno dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino quello che rimane del più grande partito stalinista d’Occidente si ritrova a Brescia, per votare il ‘suo’ segretario provinciale: quindici minuti a testa per i due candidati rimasti, Michele Orlando e l’uscente Pietro Bisinella, poi cinque minuti ciascuno per i tanti delegati chiamati a dire la loro. Solo tre i forfait annunciati, quello che fa più clamore si chiama Paolo Corsini; tanti i VIP presenti in sala, dai ‘romani’ Miriam Cominelli e Alfredo Bazoli fino al segretario cittadino Giorgio De Martin, o ai sindaci di Provincia come Gabriele Zanni da Palazzolo, o Lorella Lavo e Patrizia Avanzini dal Garda.

Le tre anime che compongono il partito bresciano danno vita ad un lungo dibattito che definire acceso pare assai riduttivo: si alzano le voci e le parole, e se Orlando che parla per primo propone una “soluzione unitaria”, quale “conseguenza naturale di un risultato che ci ha messo tutti sullo stesso piano”, Bisinella gioca bene le sue carte. In fondo, ripete, “un segretario è fatto anche della sua storia”, e sul piatto ancora caldo ci vanno le tante vittorie elettorali, “ognuno di noi ha le diottrie adatte per vedere (e capire) quello che vuole”.

Un passo alla volta, mentre alle 16 scatta il voto del centinaio di delegati presenti per quello che in tanti nella saletta Castagneto del Museo delle Mille Miglia definiscono “l’unico vero partito d’Italia”. Lo ricordano anche Miriam Cominelli, e il ‘cittadino’ Fabio Capra, “siamo l’unico partito nazionale organizzato”: confronto vero, lo si legge negli occhi di chi prende la parola, “senza esclusione di colpi”. La cosa bella, dice ancora Bisinella, “è la contaminazione, senza per questo trasformarci in un partito schizofrenico”.

La polemica è comunque nell’aria, anche il ‘fedele’ Mottinelli dalla Valcamonica chiede “autonomia vera, e non informale”, mentre il botta e risposta tra Cammarata e Vivenzi (terzo al ballottaggio) nel piccolo ripropone il colossale dibattito che coinvolge il PD a livello nazionale. “Avete voluto aprire i seggi prima del dibattito – attacca proprio il renziano Vivenzi – e allora che dibattito è? Un congresso così – assicura – nessuno lo vorrà più fare”.

Alla chiusura del voto le voci si sovrappongono, agli occhi del cronista la spaccatura appare profonda, forse ancora figlia di un "tempo politico" che oggi non c'è più. “Un congresso infernale”, tuona qualcuno quando fuori è già buio, e in tanti annotano quanto invece è successo ormai tre ore prima, quando Riccardo Frati presenta un documento “per il cambiamento”, firmato dalla maggioranza dei delegati, che la presidenza respinge “in nome delle regole”, e in uscita il rossore del proponente è un rosso rabbia, “qua è peggio dell’Unione Sovietica”.

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Gli scherzi della storia, ancora. Perché tra una sigaretta e l’altra, nell’anticamera della sala del congresso, sono parecchi gli scontenti della “linea nuova”, e tra le righe ripensano ad una perduta “ala sinistra” che in effetti, ed Enrico Letta docet, a questo punto pareva soffocata. Di certo "l'esperimento bresciano" farà clamore: con tutte le dovute semplificazioni del caso, i 'bersaniani' di Orlando e i 'renziani' di Vivenzi insieme, per la prima volta. E in fondo lo cantava anche Giorgio Gaber, ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.

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