Passato, presente e futuro: i primi 50 anni dell'Università di Brescia

Una ricorrenza ufficiosa, ma comunque importante: correva l'anno 1969, e proprio a dicembre, quando cominciava a prendere forma la futura Università di Brescia

L'inaugurazione dell'anno accademico 2019/2020

Ricorre in questi giorni il cinquantesimo anniversario dei primi passi di quella che poi diventerà l’Università degli Studi di Brescia. L'ateneo, come è noto, nasce ufficialmente con l'anno accademico 1982/1983, ma la storia universitaria cittadina affonda le radici nel 1969: era il 3 dicembre quando l'allora rettore del Politecnico di Milano, il prof. Francesco Carassa, inaugurò per la prima volta a Brescia l'inizio delle lezioni (correva l'anno, accademico, 1969/1970).

Una circostanza che è stata ricordata anche il 9 dicembre, in occasione dell'inaugurazione del 38mo anno accademico dal decreto di fondazione ufficiale. Ma le lezioni di ingegneria, come detto, sono iniziate ben prima: il 17 novembre 1969 con il corso di laurea in Ingegneria meccanica. Gli studenti erano iscritti al Politecnico milanese, ma frequentavano a Brescia.

Non solo ingegneri: gli albori di Economia e Medicina

Solo pochi giorni più tardi, il 6 dicembre, fu un nulla osta ministeriale a dare il via libera alla Scuola di Amministrazione industriale, attivando così le lezioni del corso di laurea in Economia e commercio, in convenzione con l'Università di Parma. Le lezioni di Medicina inizieranno meno di un paio d'anni più tardi, il 1 gennaio del 1971, in collaborazioni con le università di Milano e Parma. Risale infine all'11 novembre del 1969 la nascita formale dell'Ente universitario Lombardia Orientale, voluto da Comune e Provincia di Brescia con la Camera di Commercio (che poi però non ne farà parte).

L'appoggio degli industriali

Ancora un passo indietro nella ruota della storia: fu l'Associazione industriale bresciana, nel 1962, ad anticipare il sostegno economico alle lezioni di un corso decentrato del primo anno di Economia e commercio dell'università di Parma. Con loro anche la Fondazione Milziade Tirandi, che il 29 ottobre 1965 stipulerà una convenzione analoga con la stessa università. Non va dimenticato infine il ruolo del sindaco Bruno Boni, che perseguiva tenacemente il disegno di una università non solo bresciana, ma per tutta la Lombardia orientale. 

UniBs, mezzo secolo più tardi

L’Università di Brescia è cresciuta, si è consolidata, quest’anno ha visto aumentare significativamente i propri iscritti, anche grazie all’apertura di nuovi corsi di laurea e della sede staccata di Mantova. Riportiamo allora l'intervento del rettore Maurizio Tira, pubblicato integralmente anche sul sito web di UniBs.

Stiamo transitando verso una dimensione media, che ci può veder crescere ancora, come è accaduto per la coeva Università di Verona e per la quasi coeva Università di Bergamo. Il disegno dell’Università della Lombardia Orientale non si è compiuto, ma sono convinto possa costituire una sfida ancora attuale. La nostra presenza a Mantova e Cremona non è oggi esclusiva, ma una maggiore integrazione dell’offerta formativa delle tre città non potrebbe che giovare a questa parte della Lombardia che – non dimentichiamolo – ha una consistenza, anche solo demografica, comparabile ad alcuni paesi europei e maggiore di non poche regioni italiane”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

“Brescia è un’eccellenza italiana ed europea, una potenza economica, come dimostra l’altissimo tasso di impiegabilità dei nostri laureati. Ora come cinquant’anni fa non può permettersi di non formare una classe dirigente preparata. Il nostro tasso di laureati rispetto alla popolazione è troppo basso, se confrontato con i parametri macroeconomici e basso è anche il numero di studenti frequentanti l’Università. Un nuovo patto territoriale, in una rinnovata Fondazione Eulo che possa accogliere anche altri finanziatori oltre al comune e alla provincia, è necessario non solo per la crescita dell’Università, ma per quella del nostro Paese, che guarda a Brescia con speranza per una ripresa economica ancora incerta”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Quali università fanno guadagnare di più? Brescia tra le migliori d'Italia

  • Tutti a casa fino a settembre: più di uno studente su due ha nostalgia della scuola

  • Premio Scuola Digitale 2020: le scuole bresciane che andranno in finale

  • Covid-19: corsi online (made in Brescia) per lavorare in sicurezza

  • La scuola che guarda al futuro: a Lonato e Iseo arriva TecnicaMente

  • Università di Brescia: #laricercanonsiferma, appello per il 5 per mille

Torna su
BresciaToday è in caricamento